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Bocche cucite, il nemico ti ascolta – L’EDITORIALE

Bocche cucite, il nemico ti ascolta – L’EDITORIALE

C’è una condizione nuova nelle fila della politica in queste ore: la consegna del silenzio. La nuova legge elettorale per il parlamento e la scelta delle relative candidature spingono i politici locali a tenere la bocca cucita.

Secondo indiscrezioni dell’ultimo minuto, infatti, la maggioranza di Governo sarebbe intenzionata a bruciare le tappe sull’approvazione della nuova legge elettorale nazionale: primo passaggio in aula a luglio, secondo passaggio a settembre/ottobre, tutti al voto nei primi mesi dell’anno. Senza election day.

Hai visto mai? Nei comuni, infatti, è spirato un timido venticello di centrosinistra alle ultime amministrative che potrebbe riverberarsi sul voto nazionale. E con quale legge elettorale andremo a votare? Al di là delle grida alla luna, sembrano tutti d’accordo sulla formula, seppure con qualche distinguo. Ci andremo con una legge con un alto premio di maggioranza (intorno al 40%, un tatarellum regionale elevato a metro nazionale) e senza preferenze. Con questo scenario cosa potrebbe succedere? Vediamo.

Sicuramente l’affluenza al voto calerà ancora. Una legge del genere esautora del tutto l’elettore che si trova a votare, si fa per dire, non chi rappresenta il territorio o chi ha più numeri, ma i catapultati delle segreterie. Cioè i fedelissimi del capo o delle cape. Questa è, allora, la ragione del fatto che, se oggi viene chiesto un parere qualsiasi su un fatto qualsiasi, la risposta è: «Non commento nemmeno sotto tortura. Ma ti pare che dico qualcosa adesso?». Ai nostri cuor di leone potrebbe scappare di dire ciò che pensano e, allora, la candidatura potrebbe essere bella che compromessa.

I giochi per le Politiche sono già cominciati. E a valere saranno i «signorsì». Il tema delle civiche per questo era importante. Perchè rompeva i rigidi schemi imposti dai partiti su candidature scelte in base alla fedeltà al capo. E rimescolava le carte. Ma anche qui, se ne è fatto un uso distorto a livello locale, facendone perdere ogni credibilità. Per cui si sono viste civiche popolate di «trombati» politicissimi o di personaggi discutibili o di miscugli impresentabili. Che la deriva politica sia questa lo si è visto anche nell’ultima assemblea nazionale del Pd.

Ci si aspettava ferro e fuoco da parte dei dissidenti della segretaria ma, alla fine, anche chi militava in correnti contrarie alla segreteria, si è allineato: c’erano già in ballo le riconferme a parlamentari. Uno sguardo lungo sulla propria sorte, nessuno di visione. Nel centrodestra, poi, il regime è militare e il pericolo di una frase sbagliata può far rischiare la poltrona. Così, in nome della fedeltà al capo si tollerano anche i suoi amici, si fischietta sulle continue debacle elettorali di città metropolitane importanti e altrettanti capoluoghi di provincia.

Non c’è che da pensare, allora, che la ragione risieda nella sfortuna, nel cattivo tempo, nella malasorte, certo mai nell’incapacità dei gruppi dirigenti che andrebbero sostituti. Con un bel ricambio generazionale, magari. Una domanda resta sospesa, però: ma con queste premesse perchè l’elettore/simpatizzante dovrebbe recarsi alle urne? Spinto da cosa? Con il premio di maggioranza sempre crescente, in fondo, il premio del popolo a chi interessa?

Alle brutte, dovesse calare ancora l’elettorato, ci si inventerà un elettore con l’AI e si farà crescere ancora un po’ il premio di maggioranza. Tutto in nome della governabilità. Of course.