Le recenti evoluzioni tecnologiche correlate all’intelligenza artificiale generativa e computazionale hanno prodotto rilevanti effetti sul campo lavorativo dei professionisti intellettuali. I software alimentati da AI hanno, infatti, acquisito la capacità di assolvere ad alcune delle funzioni tipiche del professionista umano, svolgendo mansioni tradizionalmente attribuite agli iscritti agli ordini professionali.
Questo tumultuoso cambiamento paradigmatico, che nel giro di pochi anni ha generato soluzioni AI che solo poco tempo fa potevano trovarsi solo nei libri di fantascienza, ha reso necessaria una risposta da parte delle istituzioni preposte a garantire il corretto svolgimento delle attività lavorative riservate agli iscritti agli ordini professionali.
A fronte degli scenari globali in costante evoluzione, con interessi economici che coinvolgono grandi player multinazionali, è intervenuta la UE con l’AI-ACT, primo documento di indirizzo alle politiche che gli Stati unionali avrebbero dovuto adottare per garantire la tutela dei diritti dei cittadini e delle imprese europee, governando i rischi insiti nelle nuove tecnologie. A fronte delle indicazioni comunitarie, il Governo italiano ha adottato un pacchetto attuativo di norma, finalizzato a regolamentare l’uso di AI nei settori più rilevanti del Sistema Paese.
Tra questi, vi è sicuramente l’ambito delle professioni intellettuali, rispetto alle quali gli indirizzi del Governo sono quelli di avviare un adeguamento regolamentare e, soprattutto, un’attività di alfabetizzazione e formazione professionale continua tesa a consentire a tutti gli iscritti una piena comprensione delle potenzialità e dei rischi insiti nel cambiamento tecnologico.
Il Consiglio nazionale dei commercialisti sin dal 2022, quando ancora non era stata introdotta sul mercato la prima delle piattaforme AI (Chat Gpt), ha posto al centro della propria azione strategica lo studio del fenomeno intelligenza artificiale e, soprattutto, un’intensa azione di formazione e divulgazione della conoscenza. Con ben tre commissioni di studio che hanno approfondito il fenomeno nei principali ambiti della nostra professione, sono stati elaborati diversi documenti di studio che, attraverso l’impegno della Fondazione nazionale Formazione, sono stati posti alla base di percorsi formativi gratuiti per tutti i commercialisti italiani.
Al contempo, si è avviato un confronto istituzionale con chi, all’interno della struttura ministeriale, si è occupato di scrivere le regole di utilizzo delle tecnologie AI nei vari campi. Da tale confronto è derivato un necessario adeguamento del nostro codice deontologico e una riflessione, recepita nel progetto di riforma dell’ordinamento, sugli scenari futuri. Tale riflessione non può prescindere da quella prospettiva “antropocentrica” che è il cuore del messaggio contenuto nella recente enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”. Siamo, infatti, convinti che anche nel futuro il ruolo del professionista umano sarà ancora centrale, perché la libertà di pensiero è una garanzia per la tenuta democratica dei nostri Paesi.
Gli algoritmi sono, infatti, basati sul pensiero “convergente”. Essi producono soluzioni che reiterano i casi statisticamente più frequenti. Il lavoro intellettuale, nato dopo l’Illuminismo e la rivoluzione francese, è invece basato sul pensiero “divergente”, ossia sulla capacità di offrire soluzioni nuove a problemi noti, in base alle conoscenze, alle competenze ed alla capacità creativa tipica dell’essere umano. Per questo motivo, il lavoro intellettuale dei professionisti è garanzia di un maggiore grado di libertà democratica, perché non è assoggettato alla “dittatura” degli algoritmi.
Consapevoli di questa prospettiva e di questa grande responsabilità, che è attribuita anche alla nostra categoria professionale, continueremo ad operare perché anche nel futuro prossimo il ruolo dei commercialisti italiani sia posto al centro del sistema economico e sociale del Paese.
