L’intelligenza artificiale rappresenta una delle trasformazioni più profonde che la nostra società abbia conosciuto negli ultimi decenni. Non una semplice innovazione tecnologica, ma un cambiamento destinato a incidere sui modelli economici, sull’organizzazione del lavoro, sulle relazioni sociali. È inevitabile che una rivoluzione di questa portata investa anche il mondo delle professioni e, in particolare, quella dei commercialisti.
Di fronte a questo scenario è importante evitare due errori opposti: il rifiuto aprioristico della novità e l’accettazione acritica della tecnologia. L’IA non deve essere temuta, ma compresa e governata. Il commercialista non sarà rimpiazzato dalle macchine. La nostra professione si fonda su competenze, responsabilità e sensibilità interpretativa che nessun algoritmo può replicare integralmente.
Ciò non significa che nulla cambierà. Al contrario, l’IA è destinata a modificare profondamente il modo in cui esercitiamo la nostra attività. Storicamente il commercialista è stato il professionista della corretta rilevazione e certificazione del dato. La nostra cultura professionale si è sviluppata intorno alla capacità di raccogliere, organizzare, verificare e interpretare informazioni riferite al passato. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a una sfida nuova: utilizzare quei dati per costruire scenari e formulare previsioni.
È un cambiamento che interessa diversi ambiti della professione. Nel settore fiscale, ad esempio, si assiste a un progressivo passaggio da una logica basata sulla rendicontazione dei redditi già realizzati a una logica che attribuisce sempre maggiore rilievo alla previsione dei risultati futuri. Analogamente, nell’area della crisi d’impresa, le valutazioni sono sempre più orientate alla verifica della continuità aziendale e delle prospettive future dell’impresa. In questo contesto, gli strumenti di intelligenza artificiale possono offrire un supporto significativo.
Possiamo dunque affermare che il commercialista è chiamato a evolvere da certificatore di dati storici a garante e attestatore della qualità dei dati prospettici. Un vero e proprio cambio di paradigma che richiede una revisione dell’organizzazione degli studi professionali e un importante investimento in nuove competenze.
È necessario mantenere alta l’attenzione su alcuni aspetti cruciali. Il primo riguarda il rapporto tra uomo e macchina. Le norme devono continuare a garantire che il risultato prodotto dagli algoritmi sia sempre sottoposto al controllo, alla verifica e alla responsabilità di un professionista. L’intelligenza artificiale può elaborare enormi quantità di dati in tempi rapidissimi, ma non è immune da bias. Il valore del professionista non diminuisce, ma cresce: sarà sempre necessario qualcuno che verifichi l’affidabilità delle elaborazioni e si assuma la responsabilità delle valutazioni finali.
Il secondo aspetto riguarda gli investimenti. L’adozione diffusa di queste tecnologie comporta costi significativi che, per molti professionisti, potrebbero risultare difficili da sostenere individualmente. Ecco perché riteniamo fondamentale incentivare forme di aggregazione professionale, dalle società tra professionisti agli studi associati, fino a modelli più flessibili di collaborazione e networking. Fare rete consente di condividere investimenti, competenze ed esperienze, rendendo più accessibile l’innovazione.
In questa prospettiva giudichiamo positivamente l’approvazione degli schemi dei decreti attuativi in materia di intelligenza artificiale da parte del Consiglio dei ministri. Si tratta di un passaggio in linea con l’impostazione dell’AI Act europeo che riafferma una visione antropocentrica dell’innovazione.
Merita attenzione il riconoscimento dell’esigenza di aggiornare i parametri professionali alla luce dell’evoluzione tecnologica. L’impiego dell’IA non riduce il valore della prestazione professionale, ma richiede nuove competenze, controlli più rigorosi e una responsabilità ancora maggiore. Per questo il tema dell’equo compenso assume oggi un’importanza decisiva. La tecnologia cambia gli strumenti, ma non elimina il contenuto professionale della prestazione né il valore delle responsabilità che essa comporta.
Come Consiglio nazionale siamo impegnati su più fronti: nel dialogo con le istituzioni, nella formazione degli iscritti, nella diffusione di strumenti operativi e nel confronto con il mercato tecnologico per favorire soluzioni accessibili agli studi professionali. L’obiettivo è arrivare preparati a una trasformazione che non possiamo fermare ma che possiamo e dobbiamo governare. Se adeguatamente regolamentata e accompagnata da competenze e responsabilità, l’intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria opportunità di crescita per la professione. Non dobbiamo subirla: dobbiamo guidarla.
