A Mottola si apre una nuova finestra sulla canzone d’autore italiana. Sono ufficialmente aperte, fino al 30 giugno 2026, le iscrizioni a “Canti alla Luna – Nuove Proposte”, il concorso promosso dall’associazione culturale «Canti alla Luna» e rivolto a cantautori e gruppi emergenti, senza limiti di età e di genere musicale.
La finale si terrà il 21 luglio, mentre il vincitore salirà il giorno successivo sul palco della terza edizione del «Premio Canti alla Luna», accanto ai big della musica italiana, in diretta radio e televisione. A guidare il progetto è il cantautore e direttore artistico Aldo Losito, che racconta il senso di una sfida nata per rimettere al centro la canzone, l’ascolto e la libertà creativa.
Direttore Losito, che idea di canzone avete in mente?
«Cerchiamo una canzone riconoscibile, autentica, ispirata. Non una proposta capace semplicemente di parlare al presente, ma una canzone capace di restare. Vengo da un’epoca in cui i dischi si facevano ogni tre o quattro anni, si curavano i dettagli, un brano nasceva da un suono riconoscibile: ascoltavi due note e sapevi chi era l’artista. Oggi, invece, sembra che esistano cliché obbligati: il brano deve durare massimo tre minuti, il ritornello deve arrivare subito, i suoni devono seguire una formula. Noi, nel nostro piccolo giardino, vogliamo abbattere questi schemi e lasciare libertà d’espressione. La diversità, la riconoscibilità, il non seguire la scia del momento saranno punti di forza. Vogliamo rimettere al centro i dettagli, le poetiche, i suoni, tutto ciò che è meno visivo e più d’ascolto. Bisogna riaccendere il giradischi, restituire sacralità alla musica e rieducare all’ascolto, prima di tutto noi stessi».
Uno degli elementi più interessanti del contest è l’ascolto anonimo dei brani da parte della giuria. In un panorama spesso condizionato da immagine, numeri social e autopromozione, significa riportare al centro la canzone prima ancora dell’identità dell’artista?
«L’immagine per noi conta pochissimo, quasi nulla. Se penso ai miei idoli, spesso la loro forza era anche nel mistero, nella timidezza, nel fatto che li vedevi davvero solo ai concerti. Oggi, invece, puoi sapere tutto di un artista, persino cosa ha mangiato a colazione, perché la sua vita è continuamente esposta. Noi vogliamo rimettere al centro il mistero dell’artista: ciò che comunica con la musica, con le parole, con le ossessioni, con le emozioni. L’ascolto anonimo è una forma di libertà. Toglie ai giurati ogni possibile condizionamento esterno: l’immagine, i numeri, l’etichetta discografica, il peso mediatico. Nei concorsi accade spesso che si sappia chi porta un artista, quale casa discografica c’è dietro, quali relazioni si muovono intorno. Da noi deve pesare solo il valore artistico».
Il vincitore si esibirà il 22 luglio, in diretta radio e tv, e il suo brano sarà promosso dai media partner. Come procederete poi?
«Il premio non sarà soltanto una targa o l’esibizione accanto ai big. Da quel momento partiranno molte possibilità concrete. Le radio e le tv partner realizzeranno speciali sull’artista e trasmetteranno il suo brano per un periodo che potrà andare da uno a tre mesi. Il vincitore avrà accesso ai nostri circuiti, sarà seguito dalla produzione esecutiva di Francesco Lisi, da me come direttore artistico, dall’associazione “Canti alla Luna” per la comunicazione e da figure professionali che si dedicheranno al suo progetto. Ma anche chi arriverà in finale potrà conoscere addetti ai lavori, produttori, radio, televisioni, persone disposte a un ascolto reale e genuino. Per un artista è importante avere tempo: la ricerca di una parola, di una nota, di un suono non può essere compressa dentro scadenze artificiali. Bisogna tornare all’urgenza vera, all’ispirazione, alla libertà artistica, senza credere che esista una formula magica per il successo».
Il Comitato Artistico di Garanzia riunisce cantautori, autori, compositori, produttori, giornalisti e operatori radiofonici. Che tipo di sguardo può offrire agli artisti emergenti una giuria così composita?
«Sono persone che condividono la mia stessa filosofia. Non sono lì per caso e non sono state scelte soltanto per la loro notorietà, anche se hanno fatto cose grandiose. Sono state coinvolte per il loro pensiero, per la libertà artistica, per le intuizioni, per la genuinità e soprattutto per lo spessore umano. Penso, tra i tanti che ne fanno parte, a Francesco Tricarico, Gabriele Semeraro, Pierdavide Carone, Michele Fazio: artisti e professionisti con una grande carriera, ma anche con un grande cuore e una grande voglia di far tornare la musica vera al centro. Gli emergenti potranno confrontarsi con persone che hanno esperienza, team, contatti, collaborazioni, possibilità concrete. Già negli anni scorsi, prima ancora del bando, erano arrivate molte proposte spontanee. L’anno scorso abbiamo premiato Angela Filomeno, una cantautrice formidabile, con una sensibilità pazzesca, che ha scritto una canzone per Giulia Cecchettin e ha creato uno dei momenti più belli dell’edizione 2025. Da quella risposta è nata l’idea di aprire il concorso a tutti».
Il Premio nasce a Mottola e guarda alla canzone d’autore italiana nel suo insieme. Che risposta vi aspettate dalla Puglia e dal Mezzogiorno? Esiste una nuova generazione di autori, compositori e cantautori che cerca occasioni di ascolto?
«Ci aspettiamo una risposta dalla Puglia, dal Mezzogiorno, ma anche da tutta Italia. Vogliamo creare un’oasi di libertà. Chi verrà qui non dovrà sentirsi soltanto chiamato a cantare, ma anche a entrare in un’atmosfera diversa, nella stanza degli artisti, nella “war room” in cui un musicista porta emozioni, ossessioni, gioie, urgenze. Sono convinto che esista una nuova generazione di autori e cantautori: noi vogliamo tirarli fuori dalle cantine. Credo che alcuni dei più grandi artisti di questo tempo siano chiusi lì, lontani dai riflettori. Il nostro compito è andare a prenderli, mostrare loro che c’è un altro modo di fare musica: non la sovraesposizione, non la vita privata scambiata per qualche like, ma la musica ascoltata con le orecchie, capace di aprire scenari all’immaginazione. Bisogna salvare la fantasia, proprio come in quel film La storia infinita. Anche se questa battaglia sembrasse persa, noi la combatteremo fino all’ultimo giorno per ringraziare la musica di quello che ci ha dato».
Per un giovane artista che vive e lavora lontano dai grandi centri dell’industria musicale, da Milano a Roma, quanto pesa oggi la distanza geografica? Un premio come «Canti alla Luna» può trasformare un luogo periferico in un punto di lancio?
«Penso che lavorare, scrivere e suonare fuori dai grandi centri urbani oggi sia quasi un dovere. Non è andare a Milano che ti farà scrivere dischi belli o ti darà automaticamente possibilità vere. Io l’ho fatto: al massimo della mia carriera mi sono trasferito a Milano per un contratto discografico, ho vissuto lì diversi anni, guadagnavo anche bene. Il problema è che non ero felice e non ero ispirato. Credo che la terra d’origine, soprattutto il Mezzogiorno e il Sud, possa essere una grande fonte di ispirazione. I ragazzi devono lottare per restare qui, per creare qui ciò che hanno nel cuore. Un premio come Canti alla Luna può ridurre il divario con i grandi centri e, in certi casi, offrire persino una possibilità maggiore di una casa discografica a Milano, dove migliaia di brani arrivano ogni settimana e spesso non vengono mai ascoltati. Chi parteciperà e arriverà alle finali potrà interfacciarsi con radio, televisioni, etichette, produttori artistici e addetti ai lavori. È una possibilità reale di ascolto, e oggi l’ascolto vero è già una forma di rivoluzione».









