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Tra classifiche settimanali, dischi 45 giri e radio: canzoni che fecero un’epoca nella storia della hit parade

Parte oggi su «L’Edicola» la rubrica firmata da Dario Salvatori, storica firma del giornalismo musicale italiano, che ripercorrerà la storia della canzone attraverso le classifiche che ne hanno segnato l’evoluzione. La Hit Parade nasce negli anni Cinquanta, unitamente ai settimanali, con la diffusione dei dischi a 45 giri e di «TV Sorrisi e Canzoni». Prima…
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Parte oggi su «L’Edicola» la rubrica firmata da Dario Salvatori, storica firma del giornalismo musicale italiano, che ripercorrerà la storia della canzone attraverso le classifiche che ne hanno segnato l’evoluzione.

La Hit Parade nasce negli anni Cinquanta, unitamente ai settimanali, con la diffusione dei dischi a 45 giri e di «TV Sorrisi e Canzoni». Prima ancora erano apparse hit su «Bolero» e «Il Musichiere», che peraltro durò soltanto due anni, in seguito alla morte di Mario Riva sul palco dell’Arena di Verona.

«TV Sorrisi e Canzoni» ebbe campo libero, al punto che la hit comprendeva venti titoli, con rilevazioni molto accurate presso venti negozi in tutta Italia, a rotazione. Partì nel 1963 con «Se mi vuoi lasciare» di Michele, vincitore del Cantagiro girone B, un disco che rimase per otto settimane in classifica. Eccola qui dunque, la hit del settimanale romano (in seguito milanese). Soltanto dopo cinque anni di alta tenuta, anche la Rai si era organizzata: tutti i venerdì, alle 13, sul Secondo Programma, presentato da Lelio Luttazzi.

Siamo al gennaio 1968, a poche settimane dall’arrivo del Festival di Sanremo: al numero uno L’ora dell’amore, cover di Homburg (preceduta dalla migliore A Whiter Shade of Pale, portata al successo dai britannici Procol Harum). I gruppi presero a inserire l’organo nell’organico dei musicisti: non solo una moda, piuttosto valore intrinseco dei solisti. Arrivarono primi i Camaleonti, gruppo milanese con inserimento pugliese, con la notevole voce di Tonino Cripezzi.

Ancora una volta Ricky Gianco, smarcatosi molto presto dal Clan Celentano (Sei rimasta sola, poi finita nelle mani di Adriano Celentano), non prese al volo nemmeno Homburg. Nei primi posti, oltre ai Procol Harum, si piazzano brani interpretati da cantanti stranieri: Due minuti di felicità di Sylvie Vartan, popolarissima in Francia nonché moglie di Johnny Hallyday. Dall’America arriva San Francisco, un brano scritto da John Phillips, leader dei Mamas & Papas, per Scott McKenzie, omaggio al flower power e agli hippies di tutto il mondo. Si insedia anche Bobby Solo, con una versione tutta italiana. Dall’Inghilterra arriva un imitatore di Tom Jones: centra al suo primo disco, si chiama Engelbert Humperdinck.

Nella classifica europea è però L’ultimo valzer, grazie a Dalida; in più un brano fatto apposta per Cher, Mama, la cui versione italiana è notevole. E ancora Dan, dan, dan, con cui si vince a «Canzonissima». Stevie Wonder, diciassettenne, già idolo della Tamla Motown, canta il suo repertorio in italiano: Il sole è di tutti. La sua cecità lo aiuta. Gli interpreti italiani non centrano bene il repertorio: Gianni Morandi interpreta un brano di Tony Renis, Tenerezza, rimasto nei cassetti per anni, accoppiato a Mezzanotte fra poco; mentre Rita Pavone lascia la RCA a favore della Ricordi, con un brano swing del 1940 di Gorni Kramer, già passato anche dal Trio Lescano.

Alberto Lupo si lancia come fine dicitore: Io ti amo, tu mi ami, già interpretato da Anthony Quinn. Don Backy entra in classifica con Poesia, ultimo disco per il Clan Celentano. I Bee Gees sono melodici, per esempio Massachusetts, ma i tre fratelli Gibb non deludono. Arriva il primo brano melodico per Patty Pravo, Se perdo te, scritto da Sergio Bardotti: è il momento di tirare fuori la sua voce, oltre che l’orchestrazione del maestro Ruggero Cini. Tema di ampia melodia, respiro, basato sull’attesa, struggente. L’Equipe 84, grazie al leader Maurizio Vandelli, alla sua voce acuta e vibrante, decide di chiudere con il beat: il gruppo cerca di seguire le orme di Mogol ma soprattutto di Lucio Battisti.

In sala di registrazione: legni, archi, sessanta elementi d’orchestra. Adriano Celentano incide 30 donne del west, debole. Meglio allora Frank Sinatra con The World We Knew (Over and Over): per la prima volta «The Voice» accetta il distorsore con la chitarra. Chiude Domenico Modugno con Meraviglioso, un ritorno alla grande grazie al testo di Riccardo Pazzaglia, che quindici anni prima aveva scritto Lazzarella (ovvero la moglie di Pazzaglia). Caterina Caselli è in cerca di un brano mezzo italiano, con un mood ricercato: Sole spento, dopo il tonfo a Sanremo. Ventesima posizione per Little Tony.

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