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Lupara bianca a Canosa, cinque ergastoli per quattro omicidi

Lupara bianca a Canosa, cinque ergastoli per quattro omicidi

La Corte d’assise d’appello di Bari ha confermato i cinque ergastoli per quattro casi di lupara bianca avvenuti a Canosa di Puglia tra il 2003 e il 2015. I giudici di secondo grado hanno respinto i ricorsi degli imputati, blindando la sentenza emessa dalla Corte d’assise di Trani il 26 gennaio 2024 contro i presunti autori e mandanti della scia di sangue legata al controllo del mercato della droga.

Carcere a vita con tre anni di isolamento diurno per Sabino Carbone (45 anni), ritenuto responsabile di tutti e quattro i delitti. Ergastolo anche per Daniele Boccuto (18 mesi di isolamento) e Cosimo Zagaria (42 anni) per l’omicidio e la distruzione del cadavere di Giuseppe Vassalli, il giovane pusher ucciso nel 2015 perché voleva sottrarsi al monopolio dei clan. Massima pena confermata per Cosimo Damiano Campanella (86 anni), accusato dell’omicidio di Sabino D’Ambra — eliminato nel 2010 perché ritenuto un confidente della polizia —, e per l’omonimo nipote 44enne, complice nei delitti D’Ambra, Sasso e Sorrenti. Questi ultimi, cognati tra loro, svanirono nel 2003: i corpi furono bruciati e le ceneri disperse per aver tentato di mettersi in proprio nello smercio di stupefacenti. Infine, a Pasquale Boccuto sono stati inflitti 10 anni e sei mesi per estorsione e armi con l’aggravante del metodo mafioso.