Palloncini rossi a forma di cuore liberati nel cielo, il pianto silenzioso di una comunità intera, le voci spezzate di due figli che cercano le parole giuste per salutare la propria madre. Bisceglie ha tributato l’estremo saluto a Patrizia Lamanuzzi, 54 anni, uccisa in un femminicidio dal marito, Luigi Gentile – poi suicidatosi a sua volta – nella parrocchia di Santa Maria Madre di Misericordia. Nella città, l’atmosfera sospesa del lutto cittadino, con i biscegliesi avvolti dalla nuvola nera del dolore per questo ennesimo, tragico atto di violenza.
Lo strazio
Il momento più straziante è arrivato al termine della cerimonia, quando Mauro ed Elia hanno preso la parola. «Le parole fanno fatica a uscire, perché il dolore è immenso», hanno detto, ricordando una madre dal «cuore grande» e da un sorriso capace di portare gioia a chiunque le stesse vicino. «Sei stata una mamma che ha vissuto per la famiglia. Grazie per averci donato e insegnato la vita».
L’abbraccio
A presiedere il rito è stato don Michele Barbaro, che nell’omelia ha stretto idealmente ai due ragazzi l’abbraccio dell’intera città, del vescovo e della chiesa. Il sacerdote ha invocato pace per Patrizia e ha richiamato i presenti a una riflessione profonda: eventi come questo, ha detto, «ci spiazzano e ci fanno pensare di non avere le forze per riprendere il cammino». La risposta, per don Michele, sta in un amore autentico, capace di «donare la vita, non toglierla».
Nessun riferimento all’autore del gesto violento, il marito: dall’autopsia sul corpo di Patrizia, era emerso un tentativo di strangolamento immediatamente precedente al volo dal balcone, spinta da un uomo che non si rassegnava alla separazione, atto che sarebbe stato firmato all’indomani dell’ultimo giorno di vita dei due coniugi. In una comunità duramente segnata, la giornata di ieri è l’ennesimo tassello di una serie di morti che potevano, forse, essere evitate.









