Palazzo San Francesco riabbraccia la sindaca Giovanna Bruno in un’atmosfera carica di commozione, ben diversa da quella del 2020. A sancire l’inizio del secondo mandato è stata Filomena Sara Derosa, presidente dell’Ufficio centrale elettorale del Tribunale di Trani, leggendo la formula di proclamazione davanti a una platea gremita. Il momento di massima intensità si è consumato quando la prima cittadina ha indossato la fascia tricolore: se sei anni fa fu il padre a cingerla, stavolta il compito è toccato ai figli Chiara e Giuseppe, un passaggio generazionale che ha strappato un lungo applauso tra i presenti.
Nel suo discorso, Bruno ha tracciato una linea netta tra passato e presente: «Nel 2020 ricordo questa cerimonia con la mascherina e il distanziamento. C’era il Covid, era il tempo del baratro economico e dello spettro del deficit. Oggi sono qui con il forte consenso dello scorso 25 maggio, un risultato storico». Un balzo democratico impressionante, che ha visto raddoppiare i voti, passando da 22mila a circa 42mila preferenze. «Non è una cambiale in bianco, è un patto: io ci metto la faccia, ieri come oggi. Voi continuate a dirmi quando sbaglio, a viso scoperto», ha precisato la sindaca.
Il fulcro dell’intervento è stato un viaggio profondo e intimo nella memoria storica e dolorosa di Andria, una comunità che ha saputo «umanizzare la sofferenza». La sindaca ha ricordato la piccola Graziella Mansi, a cui è stata data degna sepoltura dopo 22 anni di collocazione provvisoria, la stele per i bambini mai nati, i tre cicloamatori dell’Avis tragicamente scomparsi nell’estate del 2025 e il drammatico femminicidio di Enza Angrisano («Siamo stretti ai piccoli Salvatore e Cristian fuori da ogni spettacolarizzazione mediatica»). Un passaggio di assoluto rilievo ha riguardato il disastro ferroviario del 12 luglio 2016: «Sono orgogliosa e grata che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia accolto il mio invito a tornare il prossimo 12 luglio in questa Andria che non dimentica, ma che si fa culla di umanità nel dolore».
La rotta per il futuro è già tracciata e si snoda lungo due pilastri programmatici: «La città di tutti, la città per tutti», un modello in cui l’inclusione non è uno slogan ma una pratica quotidiana. Bruno ha citato esempi concreti, come l’abbattimento delle barriere per la piccola Giulia, la dignità del welfare per il giovane Alessandro, la sicurezza di prossimità per gli anziani e il diritto dei ragazzi a non dover scappare per lavorare.
«Voglio una città bella e umana, accessibile e abitabile», ha aggiunto, sottolineando l’importanza di una politica intesa come servizio. In chiusura, la sindaca ha rivolto l’appello «alla mia gente», definendo la sua alta missione «nella normalità del nostro lavoro quotidiano». «Riconoscetemi con indosso un grembiule: il grembiule del servizio, essenza della vera politica. Andriesi, entrate con me nella Casa Comune, la sfida per andare oltre è ora aperta».
