Niente più Erasmus in Israele. La decisione è stata presa durante il Senato accademico durante il quale i rappresentanti dell’associazione Unione degli universitari sono riusciti a far ritirare un punto all’ordine del giorno riguardo un programma di mobilità studentesca Erasmus+ KA17, tra i Paesi extra Ue, dove tra le mete c’era anche Israele.
«L’accordo era di durata settennale e sottoscritto nel 2021 – afferma Gabriele Tedesco, senatore accademico dell’Udu -. In Senato ho fatto presente che non si può finanziare uno Stato che lede i diritti delle persone. La proposta è passata e poi il Consiglio di amministrazione ha approvato il regolamento escludendo Israele dall’elenco delle mete. Poiché i finanziamenti europei sono assegnati per aree geografiche e non per singoli Paesi, le risorse destinate a quella regione saranno utilizzate per programmi di mobilità verso Algeria e Marocco».
Gli studenti rivendicano l’impegno contro la guerra. «Già da settembre abbiamo chiesto e ottenuto l’istituzione di un osservatorio per il monitoraggio degli accordi in aree sensibili e di guerra – continua il rappresentante -. Del progetto Erasmus se n’è parlato anche all’interno dell’Osservatorio, che adesso procederà ad un esame degli accordi dell’ateneo con enti e istituzioni operanti in contesti di conflitto o particolarmente sensibili, promuovere una maggiore trasparenza e fornire la documentazione necessaria per valutarne finalità e opportunità».
L’Osservatorio può essere convocato ogni volta che studenti o altri soggetti segnalino accordi che richiedano un approfondimento: «Attraverso tutti i documenti si avvierà una discussione per capire a cosa è finalizzato l’accordo e se sia opportuno sottoscriverlo o meno» – conclude Tedesco.
Per l’UniBa non è la prima iniziativa contro lo Stato di Israele: il 22 luglio dell’anno scorso il Senato accademico ha approvato una mozione di condanna nei confronti di Israele per le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, richiedendo il cessate il fuoco e la riapertura dei corridoi umanitari.
