La classifica Censis 2026/2027 consegna alla Puglia una fotografia tutt’altro che uniforme. C’è l’Università del Salento che compie il salto più vistoso, il Politecnico di Bari che resta sul podio nazionale della sua categoria, Foggia che risale e l’Università Aldo Moro che si piazza nona tra i mega atenei. Più che una graduatoria, è una mappa delle diverse velocità con cui il sistema universitario regionale prova a misurarsi con servizi, diritto allo studio, internazionalizzazione e lavoro. Il Censis costruisce 70 graduatorie su oltre 960 variabili: non misura il prestigio astratto, ma il modo concreto in cui un ateneo accompagna studenti e famiglie.
Il salto di UniSalento
Il risultato più netto arriva da Lecce. UniSalento guadagna sei posizioni e sale al settimo posto tra gli atenei statali medi, quelli fra 10 mila e 20 mila iscritti, con 86,8 punti. A spingerla sono soprattutto i servizi, valutati 96, il punteggio più alto della categoria, e le borse di studio, che raggiungono quota 100. Bene anche strutture, a 91, e comunicazione e servizi digitali, a 90. Restano invece più deboli internazionalizzazione e occupabilità, entrambe ferme a 72: un promemoria utile, perché i ranking celebrano ma indicano anche ciò che manca. La rettrice Maria Antonietta Aiello legge la crescita come il premio a un’università che «accoglie, sostiene e non lascia indietro nessuno». Nel capoluogo la scena si divide. Il Politecnico di Bari è terzo tra i politecnici italiani con 85,7 punti, dietro Milano e Torino e davanti allo Iuav di Venezia. Il dato più forte è l’occupabilità, che arriva a 110, il massimo della scala: un segnale coerente con la vocazione tecnica dell’ateneo e con il rapporto diretto fra formazione, professioni e imprese. Più fragili risultano comunicazione e servizi digitali, a 74, e internazionalizzazione, a 78. È un podio importante, ma non privo di margini.
Bari divisa, Foggia risale
L’altra faccia di Bari è l’Aldo Moro: nona e penultima fra i mega atenei statali, con 79,7 punti, davanti soltanto alla Federico II di Napoli. Il quadro però non è negativo: le borse di studio valgono 95 e le strutture 83. A pesare sono soprattutto l’internazionalizzazione, ferma a 66, il dato più basso dell’ateneo, e l’occupabilità, a 77; comunicazione e servizi digitali si arrestano a 80. Per un ateneo di oltre 40 mila iscritti, il tema non è soltanto la posizione in classifica, ma la capacità di trasformare la propria massa critica in attrazione, scambi, reti e opportunità. Completa il quadro l’Università di Foggia, che sale di tre posti e si colloca undicesima tra gli atenei medi con 83,3 punti. La Puglia universitaria, dunque, è un sistema che mostra punte di eccellenza. Il Censis non misura tutta la qualità di un’università, né può racchiudere ricerca e didattica in un numero. Ma segnala dove la macchina funziona e dove si inceppa. Ed è da questa geografia diseguale, più che dalla corsa al titolo, che dovrebbe cominciare la discussione pubblica.
