La Festa del Lavoro non come semplice celebrazione di rito, ma come trincea per la difesa dell’occupazione. A Santeramo in Colle, il Primo Maggio si è trasformato in una grande giornata di mobilitazione e confronto interamente dedicata alla vertenza Natuzzi e al futuro, sempre più incerto, del distretto del mobile imbottito murgiano, storico fiore all’occhiello della manifattura pugliese.
All’indomani della visita della segretaria nazionale dem Elly Schlein, i riflettori della politica restano puntati sullo stabilimento barese. All’iniziativa odierna, tra gli altri, hanno preso parte il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e il consigliere regionale del Partito Democratico, Domenico De Santis, portando la solidarietà delle istituzioni locali a una platea di lavoratori logorata dal prolungato ricorso agli ammortizzatori sociali e dallo spettro di nuovi esuberi.
«Il peso della crisi non ricada sugli operai»
Il messaggio lanciato dal palco è stato unanime: le maestranze resteranno al centro dell’agenda politica fino alla definitiva risoluzione della vertenza. Nel suo intervento, De Santis ha sottolineato come la crisi della Natuzzi abbia ormai assunto un forte valore simbolico, rappresentando le tante ferite industriali ancora aperte in tutta la Puglia.
«I lavoratori non devono e non possono sostenere da soli il peso della crisi industriale», ha ribadito l’esponente del Pd. Il riferimento è alla tutela di una forza lavoro altamente qualificata: operai e artigiani che non sono semplici numeri, ma i veri custodi di una tradizione produttiva che rappresenta un pezzo fondamentale del Made in Italy nel mondo.
L’appello a Palazzo Chigi
Il nodo centrale della protesta resta la delocalizzazione e l’uso massiccio della Cassa Integrazione. Per questo, da Santeramo è partito un pressing diretto verso il governo nazionale. Al vaglio dell’esecutivo romano vengono richieste misure strutturali e urgenti per favorire il cosiddetto reshoring (il rientro in patria delle produzioni delocalizzate) e per sostenere piani di reindustrializzazione concreti.
Un intervento giudicato vitale non solo per salvare i livelli occupazionali attuali, ma per restituire competitività a un intero territorio. Quella di Santeramo si inserisce così nel mosaico delle piazze del Primo Maggio che, da Nord a Sud, hanno riportato prepotentemente al centro del dibattito pubblico l’urgenza di difendere la dignità del lavoro e la tenuta dei sistemi produttivi locali contro le logiche della delocalizzazione selvaggia.