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Marsiglia come Bari: due città che si riconoscono tra mare, cultura e identità mediterranea

Marsiglia è un crocevia mediterraneo, una città meticcia, dalle tante minoranze straniere (che per numeri ormai minoranze non sono più), dallo spirito ribelle e dalle numerose contraddizioni. Piena di carattere, da vivere più che da visitare e basta. Non è difficile immaginare tra le sue strade anche lo sguardo inquieto e lucidissimo di Simone Weil,…
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Marsiglia è un crocevia mediterraneo, una città meticcia, dalle tante minoranze straniere (che per numeri ormai minoranze non sono più), dallo spirito ribelle e dalle numerose contraddizioni. Piena di carattere, da vivere più che da visitare e basta. Non è difficile immaginare tra le sue strade anche lo sguardo inquieto e lucidissimo di Simone Weil, che proprio qui trovò rifugio durante la seconda Guerra Mondiale collaborando con i Cahiers du Sud, rivista letteraria e culturale profondamente legata a Marsiglia, oltre che uno dei principali laboratori culturali del Mediterraneo del Novecento. La distesa di barche del Vecchio Porto, la colorata movida del Cours Julien, i malfamati vicoli del Panier, il mare da guardare attraverso la rete in cemento del Mucem, la grotta di Cosquer Méditerranée riprodotta minuziosamente. Ed un’ottima gastronomia.

Due città che si riconoscono

Eppure, per chi arriva da Bari, Marsiglia non è del tutto straniera. Le due città si riconoscono. Sono porti prima ancora che destinazioni, luoghi di passaggio e di approdo, di partenze e ritorni. Hanno lo stesso rapporto viscerale con il mare, che non è cartolina ma orizzonte quotidiano, misura del tempo e del lavoro. In entrambe si respira quella “mediterraneità attiva” teorizzata da Franco Cassano: un Sud che non è periferia ma centro di scambi, un pensiero meridiano che rifiuta la fretta e valorizza le relazioni, le stratificazioni, le contaminazioni. Come Bari, anche Marsiglia è una città che non si concede subito. Va attraversata, ascoltata, a volte anche sforzandosi di andare oltre un pregiudizio. Ma è proprio nella sua naturale resistenza che si rivela autentica. Non è solo una suggestione culturale: oggi le due città sono collegate da tre voli diretti alla settimana, un ponte lungo 1.300 km che rafforza questa affinità elettiva.

Il cuore culturale

Cominciamo la visita dal famoso Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo (Mucem). Inaugurato nel 2013, anno in cui Marsiglia è stata Capitale Europea della Cultura, ha ricevuto il premio di miglior museo europeo 2015 ed è diventato simbolo della città e della sua rinascita. Progettato dall’architetto francese di origini algerine Rudy Ricciotti, simbolo egli stesso del melting pot di culture mediterranee di cui Marsiglia è teatro, il museo è costituito dal Fort Saint-Jean e dal J4, il nuovo blocco che prende il nome dal molo sottostante e che di notte si illumina suggestivamente di blu. Ad unirli una panoramica passerella sferzata dal vento.

Questo enorme cubo nell’acqua, in realtà ne cela uno più piccolo al suo interno. Il rivestimento esterno in cemento armato ricorda un merletto, una rete da pesca o un insieme di coralli, protegge la struttura sottostante dalle intemperie del mare, e crea un effetto fondale marino grazie alle ombre in movimento create con il passaggio della luce attraverso la trama. Il rumore ed il profumo del mare accompagnano la visita e rendono ancora più piacevole fermarsi per un caffè sul rooftop. Sembra di galleggiare sull’acqua.Torniamo verso il Fort Saint Jean, costruito e distrutto varie volte nel corso dei secoli. Si passeggia lungo le sue antiche mura ed attraverso il Giardino delle Migrazioni, circondati dai profumi e dai colori delle piante officinali tipiche delle culture cristiana, ebraica ed araba. Si attraversa la Piazza d’armi salendo i 76 gradini fino alla cima della Torre di Roi René: la vista è sublime.

Storia, architettura e mare

Restiamo nelle vicinanze: proprio alla base del Mucem c’è il Cosquer Mediterranèe, uno splendido complesso museale che ha riprodotto la grotta preistorica sottomarina Cosquer, scoperta dall’omonimo sub Henri Cosquer nel 1985 a pochi km da Marsiglia. Ormai in gran parte sommersa a causa dell’innalzamento del livello del mare, la grotta si distingue nell’arte paleolitica per la rappresentazione sulle sue pareti di animali come pinguini e foche, insieme a due antilopi della steppa. Di ritorno nel centro città, ci lasciamo incantare dal brulicare di persone e bancarelle della piazza del mercato del Vecchio Porto.

L’effetto è più che raddoppiato se alziamo gli occhi verso il grande specchio progettato da Norman Foster: l’Ombrière, ormai simbolo contemporaneo della città, con una superficie di mille mq e composto da 120 pannelli. Inaugurato nel 2013, fa parte del grande progetto di riqualificazione del vecchio porto ed è tuttora una delle attrazioni più frequentate dai turisti. In circa mezz’ora di bus dal centro c’è la Cité Radieuse dell’architetto Le Corbusier, manifesto della “città verticale” e di un’idea di abitare che unisce individuo e collettività.

Questo edificio in calcestruzzo armato, capace di ospitare 1.600 persone in 18 piani, decorato con colori accesi ed immerso in un rigoglioso parco verde, è molto simile ad altri quattro successivamente realizzati a Nantes, Briey, Firminy e Berlino Ovest, e fu inaugurato nel 1952, venendo poi riconosciuto monumento storico nel 1995 e patrimonio UNESCO nel 2016. Raggiungerlo con i mezzi pubblici non deve scoraggiare: c’è il biglietto integrato City Pass che include accesso illimitato ad autobus, metropolitana e tram (disponibile da 24, 48 o 72 ore).

Con lo stesso pass potrete anche raggiungere le isole del Frioul e il Castello d’If, reso celebre da Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, oppure salire fino alla basilica di Notre-Dame-de-la-Garde.Marsiglia, proprio come Bari, non è una città da consumare rapidamente: è un luogo che chiede tempo e disponibilità a lasciarsi sorprendere. Perché qui la bellezza non è mai esibita. Va cercata. Ma, una volta trovata, difficilmente si dimentica.

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