La Corte d’Appello del capoluogo pugliese ha assolto con formula piena un cittadino barese che, al termine del processo di primo grado, era stato condannato a una pesante pena di 7 anni di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e violenza sessuale ai danni della propria ex convivente.
I giudici di secondo grado hanno scardinato l’impianto accusatorio disponendo l’assoluzione dell’imputato «perché il fatto non sussiste» in relazione alla più grave imputazione di violenza sessuale. Per quanto concerne invece i rimanenti capi d’accusa – i maltrattamenti e le lesioni contestate –, la Corte ha dichiarato il non luogo a procedere e l’estinzione del reato a seguito della formale remissione della querela presentata dalla donna.
Il quadro originario scaturiva dalle dichiarazioni della persona offesa relative al periodo di convivenza compreso tra il 2020 e il 2025. Stando alle iniziali denunce, l’uomo avrebbe instaurato un clima di continue angherie fisiche e psicologiche, scandito da insulti e frequenti episodi di violenza domestica. La donna aveva riferito di essere stata percossa con schiaffi al volto, afferrata violentemente per il collo e spinta con forza sul letto, arrivando a denunciare anche una minaccia armata consumatasi nell’ottobre del 2024 con la punta di un coltello premuta su una gamba, oltre a ulteriori percosse e a rapporti intimi non consenzienti.
L’imputato, assistito dal legale Roberto Loizzo, ha respinto con fermezza ogni addebito lungo tutto l’arco dell’iter processuale, contestando la veridicità delle accuse. A seguito della condanna e delle indagini preliminari, a gennaio 2025 l’uomo era stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Con la pronuncia del verdetto d’appello, i magistrati hanno disposto la contestuale e immediata revoca del provvedimento restrittivo, restituendo la piena libertà all’imputato.
