«So di aver sbagliato, ma sono cresciuto e oggi sono più maturo». Parole che segnano la linea difensiva scelta da Eugenio Palermiti junior, 22 anni, comparso davanti alla giudice per le indagini preliminari Valeria Isabella Valenzi per l’interrogatorio di garanzia, dopo l’esecuzione della misura cautelare in carcere disposta nell’ambito di una delicata inchiesta antimafia a Bari.
Il giovane non ha scelto la strada del silenzio. Al contrario, ha ammesso alcuni degli episodi che gli vengono contestati, riconoscendo condotte che, per modalità e contesto, hanno attirato l’attenzione degli investigatori. In particolare, ha confermato di aver portato e maneggiato una pistola il 9 settembre 2024 nel piazzale di un distributore Tamoil, nel quartiere San Paolo. Un episodio particolarmente delicato, anche per la presenza di numerosi ragazzi in quel momento nell’area della stazione di servizio.
Un’ammissione che si aggiunge a quella relativa ai fatti del 24 novembre dello stesso anno, quando, in occasione del concerto di Gigi D’Alessio al Palaflorio, si verificarono momenti di tensione e uno scontro con le forze dell’ordine. Palermiti junior ha riconosciuto il proprio coinvolgimento nella vicenda, maturata nel tentativo di entrare nella struttura senza essere in possesso del biglietto.
Diversa, invece, la posizione assunta rispetto alle minacce contestate: su questo fronte il ventiduenne ha negato ogni responsabilità, prendendo le distanze dalle accuse. Le dichiarazioni sono state rese alla presenza del pubblico ministero antimafia Fabio Buquicchio e dei suoi difensori, gli avvocati Nicola Quaranta e Raffaele Quarta.
Nel corso dell’interrogatorio, Palermiti junior avrebbe sottolineato di aver acquisito una maggiore consapevolezza della gravità delle proprie azioni, rivendicando un cambiamento personale rispetto al passato. Un passaggio che potrebbe assumere rilievo nella valutazione complessiva della sua posizione, ma che dovrà essere esaminato dalla gip insieme agli altri elementi raccolti dagli inquirenti. Il ventiduenne, che si trovava già detenuto da due anni per il possesso di due pistole, è uno dei sette destinatari delle misure cautelari in carcere eseguite mercoledì.
L’indagine ricostruisce una serie di episodi per i quali viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Adesso la parola passa alla giudice. Le ammissioni su alcuni fatti, il diniego delle minacce e le dichiarazioni sul percorso di maturazione personale rappresentano tasselli distinti di una vicenda giudiziaria ancora tutta da definire. La valutazione della magistratura dovrà stabilire il peso delle dichiarazioni rese e la loro effettiva incidenza sul quadro cautelare. Per il giovane, intanto, l’interrogatorio è diventato l’occasione per prendere le distanze, almeno nelle intenzioni dichiarate, da una stagione di comportamenti che oggi riconosce come sbagliati.
