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Minacce ai magistrati baresi, Cafagna (Anm): «Si tratta di attentati alla giustizia di tutti» – L’INTERVISTA

Sulle vicende legate alle ultime intimidazioni ai giudici del capoluogo pugliese abbiamo sentito la presidente della Giunta locale dell’associazione

Minacce ai magistrati baresi, Cafagna (Anm): «Si tratta di attentati alla giustizia di tutti» – L’INTERVISTA
Antonella Cafagna, presidente della Giunta dell’Anm di Bari

Sulle vicende legate alle ultime intimidazioni ai magistrati baresi abbiamo sentito la presidente della Giunta dell’Anm di Bari, Antonella Cafagna.

Cosa c’è dietro e origina questo fenomeno?

«Dietro c’è quasi sempre la volontà di condizionare l’esercizio della giurisdizione. Si cerca di influenzare una decisione, di rallentare un’indagine, di far sentire il magistrato vulnerabile. Le modalità ci dicono molto: lettere con proiettili, minacce esplicite, messaggi pubblici sui social sono linguaggi tipici di chi è abituato a imporre il proprio controllo con la paura. A volte la reazione nasce quando si colpiscono gli interessi economici della criminalità, come i patrimoni illeciti. A volte arriva da soggetti di elevata caratura criminale coinvolti in processi in corso. Lo scopo è isolare il magistrato».

Come si può arginare il problema?

«Anzitutto con l’accertamento rapido delle responsabilità e con un’adeguata tutela di chi è esposto, e su questo le forze dell’ordine svolgono un lavoro prezioso. Accanto alla sicurezza serve però una protezione istituzionale e culturale: il riconoscimento pubblico del valore del lavoro dei magistrati, uffici con risorse adeguate e un linguaggio responsabile nel dibattito pubblico».

La magistratura è in particolare quella pugliese, si sente sotto attacco?

«In pochi giorni, nel nostro distretto, sono emersi più episodi di intimidazione gravissimi: le minacce al Procuratore Rossi, i proiettili recapitati alla collega Potito, le intimidazioni a un’altra collega che hanno richiesto misure di protezione. Sono vicende distinte e non vanno forzati collegamenti. Resta il fatto che chi lavora in territori segnati da una criminalità aggressiva, come quelli del nostro distretto, è esposto a rischi concreti. A questo si aggiunge un clima di screditamento continuo della funzione giudiziaria, che ne indebolisce l’autorevolezza. I magistrati si sentono esposti, ma continuano a lavorare con lo stesso rigore di sempre».

Che sensazione ha la magistratura della percezione del problema nella società civile?

«In questi giorni abbiamo ricevuto molti segnali di vicinanza: dall’avvocatura, dalle istituzioni, da tanti cittadini. È un sostegno che conta, e lo apprezziamo. Temo però che queste vicende rischino di essere percepite come episodi lontani, che riguardano solo i diretti interessati. Quando si minaccia un giudice si colpisce la garanzia di una giustizia libera e indipendente, che appartiene a tutti i cittadini. Per questo la consapevolezza della società civile è una forma di protezione essenziale».