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Ex Ilva, attesa per la chiusura della gara per la cessione: lite sul taglio dei fondi per i forni elettrici

Entro mezzanotte le offerte per rilevare ciò che resta ei macchinari. L’ultima è stata di un euro: in corsa Flacks, Jindal e Federacciai valuta

Ex Ilva, attesa per la chiusura della gara per la cessione: lite sul taglio dei fondi per i forni elettrici
Lo stabilimento ex Ilva di Taranto

I riflettori sono puntati su domani sera: a mezzanotte si chiude l’ennesima proroga del bando governativo per la cessione degli impianti ex Ilva. Cessione ora complicata dallo stop dell’area a caldo, che di fatto mutila la fabbrica della sua parte produttiva. Si vedrà chi resta in gara.

Il fondo americano Flacks si è detto ancora interessato, anche se finora non è andato oltre gli annunci. Non è ancora chiaro se della partita fa parte ancora la cordata italiana guidata da Federacciai, comunque interessata solo agli impianti di lavorazione a freddo. Resta da capire cosa faranno gli indiani di Jindal Steel International.

Il governo sembra cambiare di nuovo programma: se da un lato tiene aperta la gara, dall’altro decide di cancellare il finanziamento di 720 milioni destinati alla decarbonizzazione con la costruzione di forni elettrici e impianti di preriduzione del ferro per alimentarli. La pensa così il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 stelle, che con la sua collega europarlamentare Valentina Palmisano, va all’attacco del governo.

Le critiche

«Il governo Meloni smentisce clamorosamente se stesso. Dopo aver difeso per anni la produzione a carbone e promesso la decarbonizzazione dell’ex Ilva, oggi cancella anche le risorse per realizzarla», dice Turco. «Prima il miliardo del Pnrr per la siderurgia, poi il definanziamento di 482 milioni del Just Transition Fund, le cui risorse erano state ottenute grazie al percorso avviato dal governo Conte II, e ora l’azzeramento di altri 720 milioni nella legge di bilancio per la decarbonizzazione siderurgica. Un susseguirsi di decisioni che certifica il fallimento della strategia industriale del governo e riduce a carta straccia gli impegni assunti nei tavoli istituzionali, compresi quelli convocati a Palazzo Chigi e presieduti dal sottosegretario Mantovano. Non ci sono più le condizioni per nuove produzioni siderurgiche a caldo. Ora bisogna cambiare radicalmente priorità: garantire il reddito dei lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto, sostenere le imprese coinvolte e avviare le bonifiche ambientali. Solo su queste basi sarà possibile costruire un percorso credibile di riconversione industriale e, soprattutto, di diversificazione economica del territorio. Resta ferma la nostra contrarietà al rigassificatore e a qualsiasi nuova infrastruttura industriale alimentata da fonti fossili. Per questo chiediamo un Accordo di programma che vincoli risorse e tempi certi, garantendo ammortizzatori sociali, accompagnamenti alla pensione, sostegno alle imprese e finanziamenti strutturali per le bonifiche e la nuova occupazione. Meloni, Giorgetti, Urso, Mantovani vengano in Parlamento a spiegare che fine hanno fatto le risorse, le promesse fatte e quali garanzie intendano assicurare ai lavoratori, alle imprese e ai cittadini. Basta prendere in giro Taranto. Non servono altri annunci o tavoli inconcludenti, ma risorse certe. Prima la salute, il reddito dei lavoratori e le bonifiche. Poi la rinascita economica e occupazionale del territorio», conclude Turco.