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Bari, minacce al corteo pro Gaza: «Vi sparerei tutti»

Il tema era la pace, ma ancora una volta la violenza ha rischiato di essere la protagonista. E in parte lo è stata, anche se questa volta - fortunatamente - solo quella verbale. «Vi sparo tutti» è stata la minaccia che un uomo ha rivolto ai manifestanti del corteo per la Palestina, tenutosi a Bari,…
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Il tema era la pace, ma ancora una volta la violenza ha rischiato di essere la protagonista. E in parte lo è stata, anche se questa volta – fortunatamente – solo quella verbale. «Vi sparo tutti» è stata la minaccia che un uomo ha rivolto ai manifestanti del corteo per la Palestina, tenutosi a Bari, in occasione della Festa dei lavoratori. Un acceso scambio di battute, durato pochi istanti, ma che ha rischiato di alimentare la tensione durante il corteo, e che riaccende il dibattito sulla forte polarizzazione in corso in tutto il Paese.

Il fatto

A denunciare l’episodio, è Vivana Guarini, di Global Sumud Flotilla Puglia, costola locale della grande iniziativa umanitaria, volta a rompere il blocco navale delle forze armate israeliane e portare aiuto ai civili di Gaza, stremati dalla guerra. L’uomo si sarebbe avvicinato ai manifestanti assieme ad altre due persone. Avrebbe quindi rivolto insulti a quanti sono scesi in piazza definendoli, tra le altre cose, «vergogna d’Italia». Alla richiesta di chiarimenti di Guarini, la minaccia: «Fate schifo, se avessi una pistola vi sparerei tutti insieme, in questo momento».

Sbeffeggiando l’esponente di Global Sumud Flotilla sulla possibilità di denunciarlo: «Allora portami dai carabinieri». L’uomo avrebbe continuato a pedinare il corteo, nonostante l’arrivo delle forze dell’ordine, allertate dalla stessa Guardini.

Le reazioni

«C’è un clima d’odio imbarazzante, immotivato – spiega Guarini – questo signore si è avvicinato mentre noi camminavamo, mostrando una violenza senza senso». Per l’attivista, si tratta della manifestazione di un fenomeno più complesso, l’odio dilagante «aizzato anche da personaggi politici, che propinano linguaggi violenti, dando sempre un nemico sul quale sfogare la propria frustrazione». «Andrebbero risolti i veri motivi di questa frustrazione, tipo la povertà e il lavoro – conclude – al posto di scagliarsi contro dei nemici immaginari, come i bambini palestinesi».

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