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Taranto, Kyma Ambiente nel baratro: azienda a rischio liquidazione, sindacati pronti allo sciopero

I circa 450 lavoratori sono col fiato sospeso: temono il fallimento della società gravata da debiti per 43 mln e la svendita degli impianti strategici

Taranto, Kyma Ambiente nel baratro: azienda a rischio liquidazione, sindacati pronti allo sciopero
Un mezzo di Kyma Ambiente impegnato nelle operazioni di pulizia stradale

La crisi di Kyma Ambiente (Amiu) tocca in questi giorni il punto di massima tensione, con i sindacati pronti allo sciopero ed il fondamentale servizio di raccolta rifiuti urbani a rischio di blocco. Si apre una fase drammatica, segnata dallo spettro della liquidazione volontaria, dal caos finanziario e da una vertenza che mette a rischio il futuro di circa 450 lavoratori e l’intero sistema pubblico di igiene urbana.

La voragine finanziaria

Il problema principale è una situazione debitoria fuori controllo, quantificata in circa 43 milioni di euro a cui le casse comunali non possono far fronte. L’amministratore unico Gaetano Nacci ha tracciato un piano economico orientato verso la liquidazione volontaria, mossa giudicata indispensabile dal Consiglio comunale per tentare di mantenere il controllo pubblico della società, ma interpretata dai sindacati come l’anticamera del fallimento o di una svendita degli asset strategici.

Lo stop agli impianti

Giovedì sarà l’ultimo giorno di lavoro all’impianto di compostaggio. Una decisione che ha fatto infuriare le sigle sindacali (Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel, Siuls e Nidil Cgil), che quali denunciano il paradosso di un territorio, l’unico al Sud, che dispone di infrastrutture per chiudere autonomamente il ciclo dei rifiuti ed è costretto a smantellare le proprie risorse. Il timore concreto è che lo stop all’impianto di compostaggio rappresenti solo il primo tassello di un domino che potrebbe travolgere anche il polo impiantistico Pasquinelli e i servizi essenziali di spazzamento e raccolta.

Timori corroborati dalla valutazione del termovalorizzatore di Statte, crollato, nel giudizio degli esperti contabili, da cento a circa due milioni di euro. Con circa 450 posti di lavoro appesi a un filo e l’assenza di risposte strutturali da parte dell’amministrazione comunale, i lavoratori hanno confermato lo stato di agitazione e avviato le assemblee. La trattativa in prefettura si è arenata, spingendo i sindacati a proclamare lo sciopero generale per il prossimo 10 novembre. Le sigle chiedono di superare scelte opache, pretendono chiarezza sui conti in un nuovo Consiglio comunale monotematico e chiedono di bloccare una liquidazione percepita come una resa definitiva.