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Elezioni, la Puglia che pesa per il Csm: Salvatore Casciaro e Ilaria Casu i profili da sostenere

Mentre si racconta la competizione come una rissa tra correnti, i magistrati locali indicano una strada diversa e puntano su competenza e radicamento

Elezioni, la Puglia che pesa per il Csm: Salvatore Casciaro e Ilaria Casu i profili da sostenere
L’assemblea plenaria del Consiglio superiore della magistratura

C’è un modo di raccontare le elezioni del Consiglio superiore della magistratura che riduce tutto a un mercato: voti spostati, accordi sottobanco, scambi tra correnti. È il racconto che domina in queste ore sulla stampa nazionale. Ma c’è anche un’altra lettura, meno rumorosa e più vera. È quella che parte dai territori e dalle persone.

In Puglia questa lettura ha due nomi: Salvatore Casciaro e Ilaria Casu. Due magistrati di sensibilità diverse, due storie associative diverse. Ma entrambi incarnano un’idea di autogoverno fondata sul lavoro, non sulle appartenenze.

L’esperienza di Casciaro

Salvatore Casciaro corre nel collegio di legittimità, quello riservato ai magistrati della Cassazione: due soli posti, in un collegio unico nazionale. È stato segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati durante la presidenza di Giuseppe Santalucia, negli anni più difficili del confronto con la politica sulla riforma.

Chi oggi lo descrive come un candidato «in pericolo» dimentica un dato: Casciaro è forte sul territorio. Il consenso che raccoglie tra i magistrati pugliesi non è una concessione di qualcuno. È il riconoscimento di chi lo ha visto lavorare. E il fatto che colleghi di aree culturali diverse guardino a lui è un merito, non un sospetto.

In un Csm che dovrà gestire la stagione più delicata dei rapporti tra magistratura e governo, servono figure capaci di mediazione e di tenuta istituzionale. Casciaro ha dimostrato di averle.

Casu, il valore della qualità

Ilaria Casu, candidata di Area, ha costruito la sua campagna su un messaggio chiaro: un Csm lontano dalle logiche produttivistiche. È una posizione che ha fatto discutere, e qualcuno l’ha liquidata come un invito a lavorare meno.

È una lettura ingenerosa. Chi conosce gli uffici giudiziari del Sud sa che il problema non è la quantità di sentenze, ma la qualità delle decisioni e le condizioni in cui vengono prese. Organici scoperti, carichi insostenibili, statistiche che premiano la velocità sopra la ponderazione. Casu porta questo tema al centro. È il tema di migliaia di magistrati che non hanno voce nei giornali.

Anche le polemiche sulla sua valutazione di professionalità vanno ricondotte al loro alveo: si tratta di una procedura del Csm, regolata dalle delibere del Consiglio, non di un privilegio personale.

Il peso del voto pugliese

Si è scritto che un centinaio di magistrati pugliesi voterebbero per Casciaro in cambio di altro. È una ricostruzione affidata a voci, senza un fatto a sostegno. E offende chi vota in coscienza.

La magistratura pugliese ha una tradizione seria: uffici che lavorano in prima linea contro la criminalità organizzata, distretti che reggono carichi tra i più alti del Paese. Che questa comunità voglia pesare nel governo autonomo della magistratura non è una manovra. È una legittima ambizione territoriale. Il Sud chiede da anni di essere rappresentato nelle istituzioni per ciò che produce, non per ciò che subisce. Vale per l’economia, vale per la giustizia.

Un voto per l’equilibrio

Il prossimo Csm sarà chiamato a nomine decisive, alla gestione delle valutazioni di professionalità, al confronto con un governo che ha scelto lo scontro su più fronti. Servono competenza, equilibrio, radicamento.

Casciaro e Casu, ciascuno dalla propria sensibilità, offrono queste garanzie. Sostenerli significa dare alla Puglia e al Mezzogiorno una voce autorevole a Palazzo Bachelet.

E significa rispondere alla narrazione delle correnti con l’unico argomento che conta: le persone.