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Taranto, arsenale ai minimi termini. I sindacati lanciano l’allarme

Sulla stessa linea la Fp Cgil, che chiede una strategia chiara sulle lavorazioni e sul futuro della struttura

Taranto, arsenale ai minimi termini. I sindacati lanciano l’allarme

«I numeri fotografano un declino non più sostenibile: in Arsenale militare siamo passati dagli oltre 4.700 dipendenti del 1975 ai circa 900 attuali, mentre nell’intero presidio ionico della Difesa mancano all’appello 2mila lavoratori civili». È il grido d’allarme lanciato dalla Uil Fp a margine del vertice con il capo di Stato Maggiore della Marina militare, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto.

Al centro del confronto con le sigle sindacali, le carenze d’organico causate dai tagli stabiliti per legge nel 2012 e dal blocco del turn-over. «La Marina vara unità navali ad altissima tecnologia, ma priva le basi del supporto tecnico indispensabile per garantirne manutenzione ed efficienza», denunciano i sindacalisti, sollecitando assunzioni immediate per non disperdere le competenze interne.

Sulla stessa linea la Fp Cgil, che chiede una strategia chiara sulle lavorazioni e sul futuro della struttura. «Vogliamo sapere se stiamo andando verso un progressivo trasferimento all’esterno di attività oggi svolte nell’hub», incalza la Cgil, chiedendo un piano straordinario di ingressi.

Lo scenario

Secondo Uil, senza un piano straordinario di assunzioni e formazione si è fatto ricorso massiccio alle esternalizzazioni a discapito delle competenze interne. «La Marina vara unità navali ad altissima tecnologia, ma priva le basi del supporto tecnico indispensabile per garantirne manutenzione ed efficienza», dicono i rappresentanti sindacali. «Non possiamo permettere che decenni di know-how vadano dispersi: la formazione e il ricambio generazionale devono diventare una scelta strategica, non un elemento accessorio».

Per la Cgil «c’è un legame profondo che attraversa la storia di Taranto e che non può essere considerato soltanto un capitolo del passato: quello con la Marina Militare. Per decenni la città ha messo a disposizione della Marina professionalità, competenze, lavoro e una parte importante del proprio patrimonio umano. Quel rapporto deve continuare a essere una prospettiva concreta di sviluppo, occupazione e valorizzazione delle competenze.