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Taranto, l’amarezza dopo i funerali di Bakari Sako: «Ma non siamo una città razzista»

Taranto, l’amarezza dopo i funerali di Bakari Sako: «Ma non siamo una città razzista»

Ci vorrà almeno una settimana, ma probabilmente anche dieci giorni, per riportare la salma di Bakari Sako in Mali. Nonostante l’accelerazione burocratica, la difficoltà maggiore è rappresentata dalla garanzia di sicurezza nel tragitto dalla capitale Bamako al villaggio natale del 35enne bracciante, ucciso il 9 maggio scorso da una baby gang. Le spese del viaggio saranno coperte dalla Flai Cgil che si era subito disponibile a coprire la cifra richiesta, mentre in città sono in molti ad aver contribuito al fondo di solidarietà per aiutare la famiglia di Sako che lascia anche due figli in tenera età.

La situazione

«Taranto non è una città razzista e ha dato prova di accoglienza in varie occasioni», sostiene Beppe Romano, segretario provinciale della Flai Cgil. Tuttavia, le aggressioni agli stranieri stanno diventando una drammatica frequenza. Era già successo nel giugno del 2023, quando un cittadino bengalese era stato picchiato a bordo di un autobus di linea che collega la zona balneare di Saturo alla città. Un’aggressione selvaggia, dettata dal fatto che era un cittadino straniero che subì diversi traumi al volto e agli arti, tanto da richiedere il ricovero in ospedale. Anche allora proteste e sit-in dei sindacati, ma anche allora tutto archiviato con una certa fretta e imbarazzo istituzionale.

Gli sviluppi

Mentre Sako attende di tornare in patria, in città serpeggia un certo malcontento per l’atteggiamento dell’amministrazione comunale che, non ha fatto mancare il proprio sostegno economico, sia pure minimo, ma che non ha mai partecipato ufficialmente a nessuno degli eventi che hanno segnato la cronaca dal 9 maggio in poi. Certo, qualche giorno dopo la tragica morte del bracciante, è stato inaugurato lo sportello immigrazione, intitolato proprio a Bakari Sako, ma a molti è parso più un fatto «emotivo» che sostanziale, ma è mancato anche la vicinanza istituzionale a tutti i livelli. «La politica è corsa a Modena, mentre è stata latitante a Taranto, dove non è stato neanche proclamato il lutto cittadino», sostiene Caterina Contegiacomo, attivista di Mediterranean Saving Humans, che è stata sempre vicina al fratello e parenti di Sako, che aveva preferito restare in Italia invece di seguire il fratello andato via dalla Penisola per la Spagna, dove la paga è migliore e non si rischia la vita per mano di giovani balordi.