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Da un grande potere deriva grande responsabilità, la lettera di Andrea a Decaro: «Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto?»

La frase dell’Uomo Ragno ben si adatta a chi è stato eletto e deve risolvere la tragedia dell’Ilva di Taranto. Andremo oltre le parole?

Da un grande potere deriva grande responsabilità, la lettera di Andrea a Decaro: «Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto?»

Non ho mai seguito i fumetti e i film di Spider-Man li ho scoperti quando già erano un grande successo. Un giorno Francesco Facchinetti, che allora era più noto come DJ Francesco, mi disse: «Da un grande potere derivano grandi responsabilità». Si riferiva al fatto che lui era in quel momento popolarissimo, per cui implicava anche prendersi carico di quello che i suoi fan vedevano in lui, e per cui era costretto una condotta più rigida rispetto ai suoi coetanei (allora aveva vent’anni).

È l’altra faccia del successo

È un’altra faccia del successo: il potere che ti viene dato perché sei popolare, famoso oppure perché ti hanno eletto implica anche una responsabilità verso chi vede in te qualcuno che può risolvere in qualche modo i suoi problemi o perlomeno li può aiutare.

Quando Antonio Decaro ha tenuto il suo discorso di insediamento come presidente della Regione Puglia a inizio 2026, era felice, aveva vinto. La sua elezione, peraltro, aveva avuto diversi intoppi, ma nel suo intervento ha sottolineato la volontà di essere il presidente di tutti i cittadini della Puglia, fondando il mandato su imparzialità, rigore e ascolto del territorio.

Ripeto: “Ascolto dal territorio”. E così il presidente della Regione il 9 di agosto ha ascoltato un video messaggio così potente che se ne parla ancora e spero che se ne parli a lungo, e per questo ritorno su questa notizia: è una lettera aperta, letta durante un video che è stato pubblicato dall’Associazione Genitori Tarantini sui social. Lettera di un bambino di 11 anni, che, ricordo, parte così: “Caro Presidente della Regione, mi chiamo Andrea e sono il più piccolo degli 11 ricorrenti che hanno vinto a Milano. Io ci sono stato a tutte le udienze, aspettando nei corridoi del tribunale”.

I tumori pediatrici che superano le medie nazionali

Andrea fa riferimento all’ordine della Corte d’Appello di Milano che per ragioni ambientali e sanitarie legate all’amianto e alle polveri sottili ha decretato la chiusura dell’area caldo dell’ex Ilva. Andrea è malato. È affetto da una rarissima patologia per la mutazione di un gene.

Ormai è assodato che l’inquinamento dell’Ilva di Taranto ha portato una vera strage. I dati e le stime ufficiali che trovo sul web parlano di malformazioni congenite, 600 bambini sono nati con queste malformazioni tra il 2002 e il 2015. Dati che parlano anche di tumori pediatrici che superano le medie nazionali.

Milano ha 1.364.144 abitanti e conta circa 35 casi di tumori pediatrici; a Taranto, che ha 184.613 abitanti, se ne contano circa 20. I ricercatori stimano circa 11.550 decessi in sette anni attribuiti all’inquinamento. Tutto falso?

Andrea ha solo 11 anni, ma si è reso conto che ha davanti a sé, a Taranto, in uno spazio che occupa quasi 50% di tutta la città, un grande nemico. La sofferenza è palpabile ovunque: «Da noi ospitiamo spesso bambini malati, colpa dell’Ilva, vengono, ma molti non ritornano mai più allo stadio. Quando sappiamo di loro ci si frantuma l’anima», mi dicono al Taranto Calcio.

“Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto?”

La domanda di Andrea a Decaro è chiara: «Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto? Noi piccoli tarantini abbiamo paura di diventare angeli».

La mamma ha spiegato ad Andrea che i bambini che non ci sono più sono diventati angeli, ma Andrea ha paura di diventare un angelo: «Ho visto i bambini che hanno perso i capelli e altri che non ho più visto», scrive a Decaro. Come si fa a non rispondere a questa domanda?

La stessa domanda Andrea l’aveva già rivolta tempo fa all’allora sindaco di Taranto di cui non scrivo il nome per pura pietà: «Quel sindaco mi aveva promesso che un giorno mi avrebbe incontrato, ma poi non l’ha mai fatto».

Un grande potere implica grandi responsabilità e così, Andrea, grazie anche a sua madre, non si è perso d’animo e ha scritto a Decaro e l’ha invitato a incontrare gli avvocati che per lui ormai sono come zii. «Li incontrerai? A te non importa?», chiede a Decaro.

Decaro, dopo aver visto il videomessaggio, ha contattato la famiglia e parlato direttamente con il ragazzo. Ha risposto: «Ho ascoltato le parole di Andrea dalla sua voce diretta. Perché quando leggi quelle parole così accorate, anche se sai che non hai la diretta responsabilità di quello che sta accadendo, non puoi voltarti dall’altra parte. Mi piacerebbe che lo stesso facesse chi oggi può e deve dare risposte a Taranto, sull’ex Ilva e sul futuro di una comunità che per troppo tempo è stata sacrificata, a cominciare dal Governo».

E ha aggiunto: «Caro Andrea, mi rivolgerò a te come ho fatto questa mattina al telefono. Perché quando un cittadino pugliese chiama, il presidente deve rispondere».

Ci devono aiutare a combattere i mostri

Il Presidente della Puglia porterà con sé il 21 agosto la lettera di Andrea per metterla nelle mani del Governo. Ci saranno Mattarella e la Meloni. Ha scritto: «Ci devono aiutare a combattere i mostri e a trovare un lavoro per tante altre persone i cui figli devono continuare a vivere a Taranto senza avere paura di respirare».

Decaro fa riferimento all’inaugurazione dei ventesimi Giochi del Mediterraneo di Taranto che si terranno (dal 21 agosto al 3 settembre) allo stadio Erasmo Iacovone, dove sono stati invitati il Presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni.

È importante che Decaro non si sia girato dall’altra parte. Certo è che sia il presidente della Repubblica sia Giorgia Meloni sono ben consci di quello che sta accadendo a Taranto da decenni, visto che l’acciaieria è stata fondata nel 1960, prima come Italsider.

Si possono giustificare circa 11.550 decessi in sette anni?

Posso capire che è difficile decidere la chiusura di uno stabilimento come l’Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, che conta circa 8000 dipendenti, mi dicono. A questi si aggiungono circa 1600 lavoratori in amministrazione straordinaria e un indotto stimato tra i 5000-7000 unità, per cui intorno all’Ilva a Taranto lavorano circa 15.000 persone. È difficile trovare una soluzione di fronte a questi numeri, ma possono giustificare circa 11.550 decessi complessivi, in sette anni? Certo si fa presto a scrivere, come me, e chiedo scusa se offendo qualcuno, ma chi se la sente di rispondere alla domanda di Andrea: «Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto?» dicendo: “Perché ci guadagniamo, tanto i padroni e la dirigenza, meno chi ci lavora e si ammala pure, ma ci mantiene la famiglia, i figli, paga il mutuo”.

Imprenditori visionari pugliesi mi dicono che sono certi che Taranto, città di mare, potrebbe trasformarsi in una specie di Eldorado se non avesse l’Ilva, puntando su altri settori che potrebbero dare altrettanto lavoro e soprattutto benessere e salute ai propri cittadini.

«La sola la bonifica che durerebbe anni darebbe da lavorare ad almeno il 50% di questi lavoratori. Tenuto conto che molti di loro andranno in pensione in tempi non lunghi». Calcolato anche le spese ospedaliere, l’assistenza e la cassa integrazione a cui si è ricorsi in questi anni, forse, con un’amministrazione più oculata, si potrebbero trovare altre vie per risolvere il problema. Ripeto, si fa presto a scrivere, e richiedo scusa. Ma non si può far finta di non aver letto al lettera di Andrea.

I bambini di Taranto sono figli di un Dio minore?

La brava giornalista Sandra Amurri durante un suo intervento televisivo a La7 ha detto su Taranto: «Si parla del 54% in più di mortalità per tumori infantili rispetto al dato regionale… C’è una correlazione forte tra l’inquinamento… A Taranto i bambini non vivono una condizione normale, a Taranto le scuole sono sotto i camini dell’Ilva… Allora mi chiedo: quel concetto che dice prima la salute e poi tutto il resto che oggi ci sentiamo ripetere… Perché per i bambini di Taranto non vale? Sono figli di un Dio minore?».

Non ci si può più girare dall’altra parte e Andrea e la sua lettera arrivano come un pugno nello stomaco alle istituzioni. Il presidente Sergio Mattarella è un uomo dall’anima grande e trasparente, che è a capo di una bellissima famiglia, è un padre, un nonno amorevole, che oltre al bene di un’intera nazione ha messo al primo posto il bene della sua famiglia come fanno i componenti dell’Associazione genitori tarantini. Anche Giorgia Meloni è una donna per bene che ama la sua famiglia, sua madre, sua sorella e soprattutto sua figlia Ginevra.

In un suo famoso discorso, Meloni ha citato proprio la frase dell’Uomo Ragno: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, e lo ha detto per sottolineare il valore dell’equilibrio, del senso del dovere nei ruoli di potere. Cara Presidente del Consiglio, forse un bambino di 11 anni ci può insegnare molto di più di quello che non hanno voluto imparare tanti politici. Perché tenere ancora il mostro aperto?