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Giochi del Mediterraneo, Abodi: «Taranto riparte dallo sport, le strutture rimarranno al territorio» – L’INTERVISTA

Dopo l’evento la sfida sarà quella della gestione degli impianti da affidare a realtà con un management capace di mantenerli vivi e frequentati

Giochi del Mediterraneo, Abodi: «Taranto riparte dallo sport, le strutture rimarranno al territorio» – L’INTERVISTA
A sinistra il commissario straordinario dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, Massimo Ferrarese, con il ministro dello Sport, Andrea Abodi, nel capoluogo ionico per l’inaugurazione dell’evento

Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi è arrivato, ieri, in Puglia con le idee chiare sulle aspettative sportive dei Giochi, sul loro ruolo e sulla gestione futura degli impianti sportivi.

Ministro Abodi qual è l’obiettivo dell’Italia, in questi Giochi?

«L’obiettivo è molto chiaro: confermare il primato. Ricordo che l’Italia è il Paese che guida il medagliere di questa manifestazione e vogliamo rimanere in quella posizione e possibilmente consolidandola. Gli atleti devono affrontare le gare con la consapevolezza di rappresentare una squadra che ha già dimostrato il proprio valore, ma anche con la determinazione necessaria per continuare a crescere».

Quindi, non una semplice partecipazione, ma una conferma della leadership?

«Esattamente. I Giochi del Mediterraneo sono una competizione importante e hanno una dimensione internazionale che non va sottovalutata. Per l’Italia rappresentano, anche, una straordinaria occasione per mettere in evidenza la qualità del nostro movimento sportivo, la varietà delle discipline e il talento dei nostri giovani. Essere primi comporta una responsabilità, perché tutti vogliono migliorarsi e chi è davanti deve dimostrare di meritare quella posizione».

Taranto e la Puglia che ruolo possono avere oltre le gare?

«Un ruolo decisivo. Credo che per Taranto i Giochi abbiano un significato che va oltre il calendario sportivo. Questa città ha bisogno di occasioni di rilancio e lo sport può rappresentare uno dei motori di questo percorso. Una manifestazione internazionale porta attenzione, persone, energie e soprattutto può creare una nuova percezione del territorio».

Il capitolo più delicato sarà probabilmente quello degli impianti. Cosa accadrà dopo la conclusione della manifestazione?

«È una questione alla quale stiamo già pensando. Noi guardiamo al 4 settembre, cioè al giorno successivo alla conclusione dei Giochi. Le strutture devono entrare nella vita ordinaria della città e della regione. Non avrebbe senso realizzare o riqualificare impianti per utilizzarli soltanto durante una manifestazione. Il vero risultato si misurerà nella loro capacità di essere gestiti, frequentati, vissuti e mantenuti negli anni da strutture locali che hanno già dimostrato nel tempo queste capacità».

Come si può evitare che diventino strutture sottoutilizzate?

«Serve un rapporto molto stretto con il mondo sportivo, soprattutto locale. Stiamo dialogando con il Comune, con Sport e Salute e con il Coni per costruire un modello di gestione efficace. Ma saranno fondamentali, anche, le associazioni e le società sportive. Gli impianti devono essere messi nelle condizioni di accogliere attività quotidiane, soprattutto, quelle rivolte ai più giovani. La loro buona vita dipenderà dalla capacità di creare una comunità intorno a queste strutture. Del resto parliamo di 275 milioni di euro destinati alle infrastrutture sportive pugliesi. È un impegno finanziario di dimensioni molto significative, che va letto come un investimento sul futuro e non soltanto come una spesa legata ai Giochi. L’evento rappresenta l’occasione, ma ciò che resterà deve essere un patrimonio a disposizione degli atleti, delle società e dei cittadini».

Dunque il bilancio dei Giochi non sarà soltanto quello delle medaglie?

«Assolutamente. Le medaglie sono importanti e vogliamo conquistarne il maggior numero possibile, ma esiste un’altra eredità, altrettanto importante: quella infrastrutturale e sociale. Se tra qualche anno quei luoghi saranno pieni di bambini, ragazzi, associazioni e società sportive, allora potremo dire che i Giochi hanno prodotto un risultato ancora più significativo».

Qual è, in definitiva, il messaggio che vuole lasciare da Taranto?

«Che lo sport può essere una leva concreta di crescita. Per l’Italia significa difendere il ruolo di protagonista nel Mediterraneo. Per Taranto significa trasformare una grande manifestazione in una possibilità di rilancio. E per gli impianti significa cominciare una nuova vita quando finiranno le competizioni. Il successo vero sarà far sì che il giorno dopo i Giochi non rappresenti una fine, ma l’inizio di una stagione nuova».