Il sogno dello spazio rischia di restare sulla pista. Dopo anni di annunci, protocolli d’intesa e presentazioni in pompa magna, il progetto dello «Spazioporto» di Grottaglie è entrato in una fase di stallo che apre interrogativi sul suo futuro. I circa 70 milioni di euro destinati all’infrastruttura sono di fatto congelati, i lavori non sono mai partiti e manca ancora l’elemento decisivo: un operatore commerciale disposto a far decollare i voli suborbitali dalla Puglia. È uno scenario ben diverso da quello immaginato tra il 2018 e il 2020, quando Grottaglie veniva indicata come la prima porta italiana verso il turismo spaziale.
Oggi quel traguardo appare più lontano e il rischio è che lo spazioporto, almeno nella configurazione originariamente pensata, possa essere rinviato a tempo indeterminato o addirittura accantonato. La svolta è anche industriale. «Virgin Galactic», spesso indicata come il partner del progetto, non aveva il compito di costruire lo spazioporto. L’accordo sottoscritto con ENAC, Aeroporti di Puglia e Regione prevedeva esclusivamente uno studio di fattibilità per verificare la possibilità di utilizzare Grottaglie come futura base operativa. Nel frattempo, però, la società americana ha congelato i voli commerciali della flotta attuale per concentrare investimenti sul nuovo programma «Delta Class», rinviando di fatto tutti i progetti internazionali.
Risultato: nessun contratto operativo, nessuna data per i primi voli e nessun impegno vincolante sullo scalo pugliese. In questo quadro il governatore Antonio Decaro e la sua Giunta stanno valutando il futuro del progetto e l’utilizzo delle risorse già disponibili. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi. La più concreta è destinare inizialmente quei finanziamenti al potenziamento delle infrastrutture aeroportuali, allo sviluppo del distretto aerospaziale, ai droni, alla manutenzione aeronautica e alla logistica cargo, rinviando lo spazioporto a una fase successiva, quando il mercato dei voli suborbitali sarà realmente maturo. Una scelta che rappresenterebbe un vero e proprio cambio di strategia. Intanto all’aeroporto di Grottaglie il nuovo terminal passeggeri è praticamente ultimato e attende soltanto gli ultimi collaudi ENAC, mentre è ormai avviato il progetto che punta a trasformare lo scalo nel secondo hub cargo d’Italia, con i primi collegamenti merci internazionali previsti nei prossimi mesi. La partita è quindi tutta politica oltre che economica.
Da una parte c’è la volontà di non disperdere un investimento pubblico nato per fare della Puglia un punto di riferimento europeo della space economy; dall’altra la necessità di prendere atto che il mercato del turismo spaziale procede con tempi molto più lenti del previsto. Le prossime decisioni della Regione saranno determinanti. Se l’Esecutivo dovesse rimodulare le risorse, Grottaglie potrebbe rafforzare il proprio ruolo industriale nell’aerospazio e nella logistica, ma il progetto simbolo dello spazioporto finirebbe inevitabilmente in secondo piano. Il rischio, dopo anni di promesse e aspettative, è che il primo volo verso lo spazio resti ancora una volta fermo in pista.
