Gli atleti tarantini che gareggeranno ai Giochi del Mediterraneo, forse senza saperlo, possono vantare diversi precursori. Molto lontani nel tempo, ma anche questo contribuisce ad accrescere il già fortissimo fascino dell’evento.
A Benedetta Pilato, Mauro De Filippis, Silvia Semeraro, Giulia Imperio e Davide Fiore auguriamo di dimostrarsi ancora vittoriosi come quello che è passato alla storia come «l’atleta di Taranto», scoperto sul finire degli anni Cinquanta e che tutti possono ammirare nel museo di Taranto, il MarTà. Lui, senza nome, è il più famoso, ma ve ne sono tanti altri dei quali ci è arrivato, per loro fortuna, anche il nome.
A cominciare da Anachos, vincitore nello stadio e nel diaulo 2500 anni fa (520 a.C.) e passando per Dionysodoros, vincitore nello stadio 2350 anni fa (352 a.C.) e finendo a Mys, vincitore nel pugilato più o meno nello stesso periodo (336 a.C.).
La vocazione
Taranto è da sempre una terra con vocazione allo sport e le evidenze archeologiche sono così tante da andarne orgogliosi anche a distanza di due millenni e mezzo. Sono state ritrovate sepolture e oggetti inerenti alla pratica sportiva da poter scrivere intere enciclopedie sul mondo dell’atletismo antico e tarantino in particolare. Tanti gli strumenti venuti alla luce a cominciare dagli strigili, strumento in metallo con il quale l’atleta al termine della gara o dell’allenamento «fa la doccia».
Prima della competizione, infatti, l’atleta si cospargeva d’olio, che dopo la prestazione veniva rimosso, insieme a sudore e sporcizia, proprio con lo strigile. Gli studiosi hanno avuto tra le mani, nel corso dei decenni, i resti di corone d’oro, unguentari (contenitori di profumi e oli) e grandi vasi con manici con raffigurazioni su entrambi i lati. Gli archeologi chiamano questi grandi contenitori anfore Panatenaiche. Spesso su di un lato vi è rappresentata la dea Atena, con una lunga veste, l’armatura, l’elmo, lo scudo e ritratta nell’atto di avanzare (Atena Promachos), tra due colonnine sormontate da galletti. Nel lato opposto viene riprodotta la disciplina nella quale l’atleta ha gareggiato e vinto (la corsa con i carri, il pugilato, il salto in lungo e il lancio del disco, in particolare per l’atleta di Taranto). In generale queste anfore fanno parte del premio dato all’atleta e al suo staff. Inoltre, a seconda delle gare agli atleti vincitori vengono attribuiti iscrizioni e statue da collocare nei più importanti santuari e persino composizioni musicali e poetiche. E allora, come oggi, nulla è cambiato.
