Quando il mito diventa futuro, allora Taranto con il suo rinnovato stadio Erasmo Iacovone ne diventa il porto più sicuro. E il migliore nocchiero è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, applaudito dalla folla, che con la consueta formula dichiara aperti i XX Giochi del Mediterraneo.
Una serata magica per una città che ha mangiato pane duro anche oltre l’accettabile, ma che ieri sera si è vista restituire una parte dei tanti sacrifici fatti. Taranto, con la cerimonia inaugurale dei Giochi, si ritrova catapultata in un’era che forse dall’unità d’Italia in poi non ha mai vissuto, forse neppure sfiorata, ma questa è stata la sera in cui ha smesso i panni di cenerentola. Alla presenza delle più alte cariche dello Stato, dal presidente della Repubblica al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – per lei molti fischi – e di diversi ministri si snoda uno spettacolo che esalta la storia e il mito di Taranto, fondata nel 706 a.C.
Con il compiaciuto sorriso di Massimo Ferrarese, presidente del Comitato dei Giochi, che a partire dal 2023 si è fatto carico di mantenere a Taranto i Giochi, che sembravano prendere altre vie. Ammirati gli sguardi di altri cinque capi di Stato: Albania, Libano, Libia, Macedonia del Nord e Kosovo con i primi ministri di Algeria e Serbia. Così come di Antonio Decaro, presidente della regione Puglia e di Piero Bitetti, sindaco della Città dei Due Mari.
La manifestazione
Alle 20.15 inizia la cerimonia, le telecamere si soffermano su Mattarella, Meloni e Ignazio La russa, presidente del Senato. Tripudio di applausi per Antonella Palmisano, mottolese oro olimpico a Tokyo nel 2021, che fa il suo ingresso sul terreno di gioco con la bandiera italiana, issata mentre le note dell’Inno di Mameli fanno spazio alle parole di Simone Grande, che lo interpreta.
Inizia lo spettacolo e che spettacolo. Subito protagonista è l’atleta di Taranto. Vissuto circa 2500 anni fa e vincitore di diverse competizioni, vanto e orgoglio, anche a distanza di due millenni e mezzo della sua Città così profondamente diversa da come l’ha conosciuta. La coreografia è potente, devastante e colpisce dritto al cuore chi è tarantino. Figure con indosso tute di lavoro emergono dal buio e illuminano il terreno di gioco alla ricerca di qualcosa di prezioso.
Un ragazzo entrato nel frattempo con la sua bicicletta smette le mani su un’anfora panatenaica, le stesse che accompagnavano gli atleti defunti, e la solleva al cielo. Alle spalle alcuni teli si gonfiano e prendono sembianze umane, quelle dell’atleta di Taranto che si solleva per osservare da vicino la sua terra e gli atleti che cominciano a sfilare. La prima, antica tradizione dei cinque cerchi come dei tre, è la Grecia; poi l’alfabeto determina la parata delle nazioni. Applausi per tutti. La seconda eccezione alla regola è proprio l’Italia, ultima per ospitalità. Il pubblico di Taranto, caloroso con tutti, alza i decibel per i 497 atleti dello stivale. L’onda azzurra è la più numerosa e genera uno tsunami di entusiasmo sugli spalti, ricambiato dal terreno di gioco dai protagonisti per i quali da stamane (qualcuno ha già iniziato) e sino al 3 settembre si tiferà. Ribolle lo stadio anche quando entra in gioco Mietta con Sotto u’ sole, inno dei giochi tarantini dalle forti tonalità da pizzica salentina, perché Taranto è oggi vetrina della Puglia.
Ferrarese apre i discorsi di competenza, esaltando la bellezza di Taranto e gli atleti che con le loro prestazioni omaggeranno la città. Un grazie va al Governo senza il cui contributo «Nulla sarebbe stato possibile». E poi, ancora: «il futuro si costruisce non con il conflitto, ma con il dialogo». Dopo di lui il vice presidente del comitato internazionale Mehrez Bousayenne che ringrazia l’Italia per la bellezza dei Giochi, specificando: «Sono i più grandi mai organizzati». Con tante prime volte come «la presenza delle navi ancorate al porto per ospitare gli atleti al posto del classico villaggio».
Tocca a Mattarella parlare, poche parole e tutto ha inizio. I protagonisti tornano a essere gli atleti che giurano di rispettare i valori dello sport e se ne fa carico Mauro De Filippis, campione tarantino di tiro al volo.
Torna lo spettacolo con una potente tromba che nel buio dello Iacovone tiene incollati gli occhi degli oltre 18 mila presenti. Ridiscende lo spirito dell’atleta di Taranto attraverso la danza di Christian Pace, un cognome che si accosta perfettamente ai Giochi. Serena Brancale scuote lo stadio con l’ultimo dei suoi successi, Al mio paese. Scelta indovinata, perché finalmente il tarantino è orgoglioso della sua città.






