Non si ferma il coro di proteste che sta investendo il presidente della Regione Puglia e l’assessore allo Sviluppo economico e al lavoro Eugenio Di Sciascio in relazione al Just Transition Fund, gli oltre 750 milioni di risorse europee che dovrebbero servire a Taranto per realizzare una transizione green, per voltare pagina. E’ evidente che sinora e da quanto dichiarato dallo stesso assessore Di Sciascio si vuole privilegiare l’industria manifatturiera e questo si evince già dalle cifre.
Al 31 marzo sono state 14 le istanze presentate, per un volume di investimenti pari a 127,7 milioni di euro e agevolazioni richieste per 78,5 milioni. Tutto questo senza ascoltare quali siano le vere esigenze del territorio, cosa davvero vogliono gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani e gran parte dei tarantini.
Il diktat di Decaro non piace a nessuno se non ai grandi gruppi industriali che vedono nel Jtf una buona occasione per rendere sostenibili i propri insediamenti. La solita mano pubblica per agevolare il privato. Ma non è questo il problema, quanto piuttosto il fatto di decidere la direzione che dovrà prendere Taranto senza condividere il percorso con i protagonisti del territorio. E così al coro costituito già da diversi rappresentanti del mondo politico, istituzionale, delle categorie, si aggiunge oggi anche quello del commissario regionale del Partito liberale italiano, Mirko Maiorino. «È inaccettabile che decine di imprenditori tarantini siano ancora oggi costretti ad aspettare mentre centinaia di milioni di euro del Just Transition Fund restano bloccati dalla miopia politica della Regione Puglia. Ci sono progetti pronti a partire immediatamente, investimenti concreti, idee innovative e imprese che vogliono costruire finalmente un modello economico alternativo alla monocultura dell’acciaio. Eppure tutto resta fermo per una scelta politica assurda: riservare quei fondi quasi esclusivamente alle grandi industrie inquinanti presenti sul territorio».
Insomma prima che i decisori romani possano optare per la nazionalizzazione dell’ex Ilva, di fatto risorse pubbliche saranno utilizzate per rendere sostenibili aree e siti inquinati. «È esattamente il contrario dello spirito con cui il JTF è nato. Quei fondi europei – sottolinea Maiorino – servono a favorire la transizione economica, sociale e produttiva dei territori più colpiti dall’industrializzazione pesante, non a perpetuare lo stesso sistema che ha impoverito e sacrificato Taranto per decenni. La politica jonica, il mondo produttivo e le associazioni del territorio chiedono da tempo di ampliare la platea dei beneficiari, consentendo anche alle piccole e medie imprese, alle startup innovative e ai nuovi settori produttivi di accedere concretamente alle risorse disponibili. Ma da Bari continua ad arrivare un muro di silenzio e immobilismo». Infine l’esponente liberale prospetta un grave rischio: «senza progetti cantierabili e realmente aperti al territorio, Taranto potrebbe perdere centinaia di milioni di euro che l’Europa potrebbe decidere di destinare ad altre regioni più capaci di utilizzarli».
