Ha colpito molto Romina Power nelle sue dichiarazioni durante l’intervista a Francesca Fagnani a Belve, in cui sosteneva che Al Bano è stato assente nel momento peggiore della sua vita, quando a New Orleans stava cercando sua figlia Ylenia, che da allora è scomparsa: «Quando pensi di avere un pilastro vicino e di colpo arriva il momento in cui vuoi appoggiarti e non c’è niente, non c’è un sostegno, allora le cose cambiano». Un’accusa molto pesante, che ha indignato Al Bano, il quale nel corso della successiva intervista a Domenica In, da Mara Venier, ha avuto un momento di commozione che ci ha strappato il cuore, sia per il dolore mai superato per la perdita della figlia Ylenia, sia per l’accusa di Romina.
«Non ammazzarmi»
Al Bano si è difeso: «Non ammazzarmi, non lo merito. Io sono stato un grande sostegno e un pilastro nella nostra famiglia». E a chi scrive lo ha sempre ripetuto: «Non ho mai abbandonato mia figlia. Dopo aver viaggiato in lungo e largo per New Orleans, accompagnato da un ispettore di polizia, ho capito, e mi hanno fatto capire, che Ylenia era quella ragazza che nel parco di New Orleans si è lasciata cadere nelle acque dicendo a un guardiano presente: “Io appartengo alle acque”, una frase tipica di mia figlia».
Molti hanno accusato Romina di insensibilità, se non di totale antipatia, che ha contrastato in maniera evidente con l’empatia di Al Bano nei suoi confronti: «Capisco che nel cuore di una madre rimanga sempre viva la speranza», ha detto il cantante di Cellino riferendosi all’ex moglie.
L’antipatia richiede coraggio
Dire cose antipatiche, passare per antipatici, è anche una forma di coraggio e, in questo, chi scrive ha apprezzato la sincerità di Romina Power, pur non condividendola. Del resto, l’antipatia ha una dote riconosciuta da tutti: la sincerità. L’antipatia è trasparente, radicale, è la fine stessa dell’ipocrisia. Ed è forse anche per questo che ci sono persone volutamente antipatiche – e con questo non voglio dire che Romina faccia parte della categoria, visto quanto è amata da migliaia di fan – che sono estremamente popolari: le persone antipatiche permettono di evitare i giri di valzer, il buonismo fine a se stesso, arrivano al punto della questione senza fronzoli, in maniera forse troppo ruvida, che ad alcuni può sembrare offensiva (come successo ad Al Bano), ma che, se non tocca sentimenti tragici (come nel caso di Ylenia), può essere di grande aiuto in un dibattito, anche se i termini civili non vanno mai superati.
Botta e risposta tra «Amici»
La trasmissione di punta della stagione è Amici, che ogni sabato sera si dimostra campione di share. E sicuramente una star del programma è Alessandra Celentano. Proprio un paio di settimane fa, Alessandra Celentano, che non passa certo per una simpaticona, ha avuto un durissimo scontro con Emanuel Lo, l’altro coreografo e maestro di ballo, che nel gioco delle parti fa il simpatico fisicato. Parlando di un ballerino tra i concorrenti, dopo le critiche al vetriolo di Alessandra Celentano, Emanuel ha detto: «Tu non capisci niente del nostro mondo, sei ignorante». Al che la Celentano, senza mezzi termini, ha concluso: «Ignorante lo dici a tua sorella!». E il tono non era quello conciliante, ma urlato e forte, e ha sottolineato che lei, per quanto riguarda la danza, sa tutto: «Io me ne intendo di classico, di moderno. Sei tu, invece, che non capisci niente». In pratica ha risposto a quell’«ignorante» con lo stesso giudizio, ma con altri termini: «Non capisci niente». Chi ha torto e chi ha ragione?
Il pensiero senza fronzoli
Alessandra Celentano ha fatto semplicemente il suo lavoro, e probabilmente è anche quello che le chiedono gli autori e la stessa Maria De Filippi: dire il suo pensiero senza tante elucubrazioni, senza giri di valzer, e arrivare al punto: quel concorrente è bravo o no? Deve o non deve andare avanti nella scuola di Amici? E Alessandra risponde. Certo, è simpatica, come diceva il grande scrittore e giornalista Roberto Gervaso, come un esame prostatico (e gli uomini sanno di cosa parlo).
Bocciare non piace a nessuno
Bocciare è sempre un atto antipatico, e ne sa qualcosa anche l’altra «antipatica» di Amici, parlo di Anna Pettinelli. «Ogni volta che boccio qualcuno, nascono polemiche, sono arrivate addirittura minacce di morte sui social, ma non cambio: dico sempre e comunque quello che penso e, se penso che un cantante non è adatto, lascio perdere. Ma ricordati, sono molto più buona di quello che sembro: costa anche a me togliere l’illusione a un ragazzino che ci crede, ma alla fine è per il suo bene», mi ripete sempre. Certo, fa un effetto stridente quando viene messa a confronto con i giudizi di Gigi D’Alessio, che è molto più accogliente nei confronti degli allievi, ma Anna non demorde e, anche quando Gigi D’Alessio le ha rinfacciato: «Tu metti i dischi, io li faccio», non ha fatto un passo indietro. «È proprio per questo: non cancello, come faccio di solito, certi insulti, le minacce e certi commenti sui miei post. Li lascio in bella vista per ricordarmi che esiste gente così e non farò mai nulla per accontentare questa gente».
L’escalation dell’antipatia
Colpisce che sull’antipatia – e non è il caso di Anna Pettinelli e di Alessandra Celentano, che stanno dove stanno per le loro alte competenze professionali – qualcuno ci abbia costruito una sua popolarità. Yogi Berra, il mitico allenatore di baseball americano, diceva sempre: «Chi è popolare è destinato a essere antipatico».
Sicuramente è popolare e sicuramente passa per antipatica Sonia Bruganelli, ex moglie di Paolo Bonolis. Ivan Zazzaroni, che è stato suo giudice a Ballando con le stelle, le ha detto in faccia in tv: «A Sonia Bruganelli piace essere antipatica». E lei, senza scomporsi, ha risposto in diretta: «A me piace essere stronza, non antipatica. Antipatica è quel che vorrei, ma non posso; stronza, invece, è giusto».
Ma si può essere contenti di passare per una persona così fortemente urticante? Evidentemente l’antipatico è anche risoluto ad accettare se stesso e a ignorare chi gli è contro. Come scrive il professor Sabatino Landi: «Perché rimanere antipatici quando con un piccolo sforzo si può diventare odiosi?»
C’è chi denuncia e fa bene
Non ha ignorato chi le è contro Alba Parietti che, fortemente criticata, minacciata e offesa, ha perfino denunciato un hater, un utente che, in assoluto disaccordo con le sue posizioni politiche, ha scritto cose estremamente pesanti contro di lei. Alba, poi, è vittima due volte perché, con i suoi atteggiamenti sensuali, egoriferiti e una bellezza fuori dal comune, è sempre stata additata in malo modo da chi si attaccava a ogni suo atteggiamento per svilire l’importanza del suo pensiero di opinionista televisiva. L’attacco quasi sempre parte dal fatto che lei non solo è ricorsa (come tutte, o quasi tutte) alla medicina estetica, ma anche dall’averlo riconosciuto pubblicamente. Anche di recente, da Alberto Matano alla Vita in diretta, ha ricordato una brutta esperienza con un centro estetico di Napoli, dove le hanno iniettato silicone, sostanza peraltro oggi vietata per legge.
La sincerità non è apprezzata
La sincerità non è quasi mai apprezzata, e si aspetta con ansia che la persona che passa per intransigente, ma sincera, faccia qualche errore. Non so se Lilli Gruber, nella sua trasmissione di grande successo Otto e mezzo, abbia mai fatto errori, ma le accuse le sono sempre piovute addosso in maniera piuttosto eclatante. Lei dice che la sua trasmissione «è giornalismo critico, attento ai fatti e senza propaganda». Ma c’è chi sottolinea che questo giornalismo critico sia particolarmente rigido se la persona presa in considerazione viene vissuta come un «nemico». Chi la critica dice spesso con malizia che è scaltra nel nascondere le conseguenze dell’età, ed è altrettanto pronta nell’interloquire con gli ospiti, ma non riusciurebbe a dissimulare una profonda antipatia verso coloro che hanno idee politiche incompatibili con le sue. Questa, come direbbe la Fagnani, è una vera belvata, una vera cattiveria.
Gruber indubbiamente onesta
Non so se è vera questa accusa, però ricordo che Lilli Gruber, che ho incrociato qualche volta, ha una onestà intellettuale che dietro la sua assoluta educazione non le permette atteggiamenti empatici. Gruber è una delle pochissime che, quando fu eletta deputata europea nella lista «Uniti nell’Ulivo», sei mesi prima della scadenza del mandato si dimise, rinunciando così al vitalizio. Forse l’unico caso nella storia dell’Unione Europea. Sarà pure antipatica ad alcuni, ma ribadisco che l’antipatia è anche trasparenza e onestà, e rinunciare a un vitalizio meritato è una grande prova di entrambe. E questo le viene riconosciuto anche dai nemici.
Antipatici sì, ma di spirito
Sono passate alla storia le battute senza peli sulla lingua dell’allora premier inglese Winston Churchill, che aveva fatto dell’antipatia la sua cifra anche quando parlava con il re, una sincerità sostenuta anche da una forte depressione. Un giorno, durante uno scontro, la politica angloamericana Nancy Astor gli disse, pur essendo una viscontessa e donna di raffinate buone maniere: «Winston, se tu fossi mio marito, ti metterei il veleno nel caffè». Implacabile la risposta di Churchill: «Nancy, se tu fossi mia moglie, lo berrei».
