Sono cominciate stamattina le operazioni di spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva di Taranto. L’azienda lo ha comunicato alle organizzazioni sindacali a seguito della decisione della Corte di Cassazione che ha respinto i ricorsi di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria, confermando il decreto della Corte d’Appello di Milano sullo stop degli impianti dell’area a caldo, disposto in accoglimento dell’azione inibitoria promossa da undici cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini.
Secondo quanto riferito da Fim, Fiom, Uilm e Usb in un’informativa, la ditta Liz Italia sta provvedendo a spegnere i bruciatori utilizzati per mantenere in preriscaldo i cowpers degli altiforni.
Le operazioni dovrebbero concludersi entro questa settimana, segnando un ulteriore passaggio nel fermo dell’area a caldo.
Novità anche per il reparto laminazione: il Tna (Treno nastri) è destinato a ripartire fino al 14 dicembre, quando si fermerà nuovamente. Una seconda ripartenza è prevista a gennaio, con una marcia programmata per circa un mese.
L’appello dei sindacati: «Ora il Governo dia risposte sull’ex Ilva»
«È in gioco la dignità di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, che da anni vivono sulla propria pelle il peso di una crisi senza precedenti», affermano Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto, dopo la conferma del fermo dell’area a caldo, tornando a sollecitare il Governo affinché dia seguito agli impegni assunti a Palazzo Chigi il 27 ottobre. «È necessario mettere in campo – aggiungono – misure straordinarie a sostegno dei lavoratori di AdI in As, Ilva in As e dell’intero comparto dell’appalto e dell’indotto, accelerando al contempo il processo di decarbonizzazione, indispensabile per garantire una prospettiva occupazionale, ambientale e industriale al nostro territorio».
Sul futuro dello stabilimento ribadiscono che «l’intervento pubblico rappresenta l’unica soluzione in grado di garantire una vera transizione ecologica e sociale. Il processo di decarbonizzazione necessita di risorse pubbliche certe, a partire dalla realizzazione del Dri, indispensabile per l’installazione dei forni elettrici. Servono inoltre risorse finanziarie per accompagnare il territorio fuori dalla fase emergenziale, evitando il collasso del tessuto produttivo ed economico».
Le sigle metalmeccaniche ribadiscono che «nessun lavoratore deve rimanere indietro nel processo di transizione ecologica. Il governo, a partire dalla prossima manovra di bilancio, dovrà prevedere le risorse necessarie a finanziare, attraverso interventi articolati, le uscite anticipate e volontarie, il riconoscimento del lavoro usurante per chi ha operato nel ciclo integrale e adeguate misure di incentivo all’esodo, a tutela di tutti i lavoratori coinvolti».
Intanto, il 10, 11 e 12 novembre sono in programma assemblee con i lavoratori.
