Urso tenta la strada del ricorso per contrastare la recente sentenza della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy avrebbe dato mandato ai legali del Mimit, dei commissari e degli enti locali di verificare le condizioni per impugnare il provvedimento.
A renderlo noto è stato il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, al termine dell’incontro al ministero con le associazioni dell’indotto, spiegando che l’obiettivo dell’esecutivo è «capire se ci sono margini e possibilità» per presentare appello.
Sull’argomento è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, rivelando che l’ipotesi di varare un decreto legislativo per bloccare gli effetti della pronuncia è stata bocciata per incostituzionalità dallo stesso ufficio legislativo del Mimit.
Il governatore ha ribadito che il pronunciamento dei giudici tutela i cittadini tarantini e va rigorosamente rispettato, ricordando che ora spetta a gestori e commissari adottare le misure prescritte.
La questione giudiziaria si intreccia con le incognite sul futuro dello stabilimento. Per Decaro resta prioritario capire se il polo siderurgico manterrà la sua vocazione produttiva: «Se così fosse tutti insieme proveremmo a fare un’azione di resilienza per attendere l’arrivo dei forni elettrici, magari mantenendo l’area a freddo».
Proprio sul fronte della transizione ecologica, durante il tavolo romano sarebbe emersa una novità. A riferirlo è ancora Decaro: i commissari avrebbero depositato, lo scorso 3 agosto, un piano di decarbonizzazione tenendo all’oscuro gli enti territoriali e consegnandolo esclusivamente al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Una mossa che per il governatore pugliese sarebbe «non corretta dal punto di vista istituzionale».
Il documento, previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale del 25 luglio 2025, fissa le tempistiche per sostituire i combustibili fossili e trasformare l’attuale ciclo di produzione.
