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Francia, rivolta studentesca senza sosta: 100 scuole chiuse, 25 atenei occupati e oltre 2mila fermi

Il ministro della Giustizia chiede il risarcimento dei danni ai genitori, il titolare dell’Istruzione: «I nostri figli in strada sono in pericolo»

Francia, rivolta studentesca senza sosta: 100 scuole chiuse, 25 atenei occupati e oltre 2mila fermi
(Foto Ansa)

​Si intensifica drammaticamente l’ondata di proteste studentesche in Francia, sfociata in duri scontri di piazza, danneggiamenti e un bilancio che sfiora i duemila fermi dall’inizio della mobilitazione, di cui il 90% a carico di minorenni. Nella sola giornata del 2 ottobre 2026 si contano almeno cento istituti scolastici chiusi e ulteriori centocinquanta arresti condotti dalle forze dell’ordine, mentre l’Unione degli Studenti conferma il blocco operativo di ben venticinque campus universitari in tutto il Paese. La contestazione contro i tagli alla scuola pubblica vede il progressivo infiltrarsi di elementi esterni e fortemente politicizzati, innescando gravi episodi di violenza urbana: a Parigi un’autopattuglia è stata bersagliata da un fitto lancio di sassi nel XII arrondissement, un tram in servizio ha subito lo sfondamento del parabrezza e a Place de la Nation si sono registrati continui roghi di cassonetti, mentre a Lione la polizia è intervenuta con fitti lanci di gas lacrimogeni nei pressi del liceo Édouard-Herriot.

​Di fronte alle devastazioni e al ferimento di 65 dipendenti della scuola – tra cui ben 40 dirigenti scolastici – l’esecutivo ha espresso una condanna perentoria su due fronti. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha invocato la responsabilità civile delle famiglie sollecitando affinché «i danni alle scuole li paghino i genitori», mentre il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray si è rivolto direttamente ai nuclei familiari dai microfoni di BFMTV prima di incontrare i rappresentanti degli studenti e dei genitori: «I genitori devono molto chiaramente mobilitarsi e dire ai loro figli di non andare. Ora, ciò che conta, è fare in modo che i nostri figli non siano più in strada perché sono in pericolo».