«Le chiediamo di ascoltarci. Le chiediamo di non abbandonarci. Vorremmo continuare a fare quello che abbiamo fatto per tanti anni: accogliere, custodire, servire». È l’appello che i sacristi addetti al servizio d’ordine e all’accoglienza del Santuario di San Pio da Pietrelcina di San Giovanni Rotondo rivolgono a papa Leone XIV.
La lettera arriva all’indomani dell’avvio, da parte della Fondazione San Pio, della procedura di licenziamento collettivo a causa di difficoltà economiche. La procedura coinvolge 38 dipendenti su 89 totali della forza lavoro impiegata nei servizi chiave legati alla vita del Santuario.
La Fondazione – stando a quanto spiegato dai sindacati – motiva questa drastica decisione adducendo l’impatto economico che deriva dall’aumento dei costi del personale da sostenere per il rinnovo del contratto Sacristi 2026-2029, unito a una presunta contrazione dei flussi di pellegrini.
«Dietro questi 38 posti di lavoro non ci sono numeri – si legge nella lunga lettera – Ci sono 38 persone. Ci sono 38 famiglie. Molti di noi si sono avvicinati a questo lavoro cominciando da volontari, quando erano soltanto adolescenti. La Fondazione, ad oggi, non ha dato applicazione agli adeguamenti contrattuali dovuti. Noi, però, in questa occasione, non vogliamo trasformare il presente appello in un atto giudiziario».
I lavoratori spiegano al Santo Padre che «nel documento presentato dalla Fondazione viene indicato un nuovo assetto dei servizi che prevede l’eliminazione dell’attuale servizio d’ordine interno e l’affidamento del servizio a un istituto di vigilanza specializzato. Non intendiamo giudicare le scelte organizzative della Fondazione. Ma non possiamo non chiederci quale significato assuma una riorganizzazione nella quale i sacristi di un Santuario vengono sostituiti, per una parte delle loro funzioni, da un servizio esterno di vigilanza specializzata».
In un altro passaggio della lunga lettera i sacristi sottolineano che «noi non pretendiamo di avere la risposta, ma ci affidiamo alla Sua paterna saggezza. San Pio ha insegnato a generazioni di fedeli il valore della carità, della prossimità, della sofferenza che chiede sollievo e dell’attenzione verso chi è più fragile. Noi lavoriamo ogni giorno in questi luoghi. Le chiediamo di ascoltarci. Le chiediamo di non abbandonarci. Vorremmo continuare a fare quello che abbiamo fatto per tanti anni: accogliere, custodire, servire».
