Le segreterie di Fim, Fiom, Uilm e Usb sono domani a Roma ancora una volta per discutere sulla madre di tutte le vertenze, quella che coinvolge migliaia di lavoratori dell’ex Ilva la cui sorte è andata sempre a peggiorare e che oggi vede ancora ulteriori sviluppi negativi con la chiusura dell’area a caldo e i licenziamenti per l’indotto pronti a partire. I sindacati chiedono al Governo di bloccare i licenziamenti sostenendo che «non si può parlare di futuro industriale mentre migliaia di lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro». E continuano «il Governo deve mettere in campo subito tutti gli strumenti necessari per fermare i licenziamenti, salvaguardando tutti i lavoratori a partire da quelli dell’indotto».
Le sigle sindacali si dicono già pronte e hanno annunciato che se l’esito dell’incontro di oggi non dovesse essere soddisfacente c’è già in programma una nuova assemblea a cui sono chiamati tutti i lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Ilva in amministrazione straordinaria e dell’intero indotto per decidere quali iniziative intraprendere. Facendo riferimento all’iniziativa di ieri, corteo, sciopero, blocchi stradali e sit-in, precisano: «Non ha rappresentato una protesta isolata, ma l’inizio di una fase di mobilitazione se non arriveranno risposte. La pazienza è terminata. Il Governo si assuma le proprie responsabilità decidendo quale futuro vuole garantire a Taranto e ai lavoratori. Servono garanzie su futuro, salario e una prospettiva industriale». Sulla vicenda sono molti ad intervenire, anche Confapi che sollecita una pianificazione immediata per il futuro industriale puntando sui forni elettrici e sulle infrastrutture energetiche necessarie. Intanto, così come ha ribadito la Corte d’Appello di Milano, ci sono ancora duemila tonnellate di amianto da smaltire, ma per il momento siamo di fronte a impianti spenti, aziende in affanno, famiglie in difficoltà. Vite appese a un filo che proprio domani potrebbe essere reciso oppure no.
Antonio Lenti (Avs), consigliere comunale di maggioranza, presente alla manifestazione di ieri, ha lasciato un commento sui social circa la tensione che ha avvertito tra sindacati e lavoratori «ho notato una palpabile spaccatura tanto che hanno chiesto di far salire dal sindaco anche un operaio oltre ai delegati sindacali perché, forse, non si fidavano. Anche i sindacati ormai sanno che quella fabbrica è giunta al capolinea nonostante continuino a parlare di decarbonizzazione». E mentre ieri mattina la città viveva l’ennesima protesta di lavoratori esausti, il Movimento5Stelle teneva un incontro nella sede tarantina per riportare la vertenza Ilva al centro del dibattito politico. «A questo punto sono necessarie scelte nette, trasparenza e il coinvolgimento della città». Il senatore Mario Turco, vice presidente del Movimento ha avuto di che lamentarsi sulla scelta del sindaco che ha proceduto senza un confronto pubblico e senza aver condiviso con la comunità le linee strategiche sul futuro dell’ex Ilva. Il numero due dei pentastellati ha anche avanzato una proposta, quella di una possibile ricollocazione dei lavoratori nell’Arsenale militare dove mancherebbero circa duemila unità e annuncia il deposito di una mozione dal Parlamento agli enti territoriali per chiedere una legge speciale per Taranto che preveda un accordo di programma per affrontare la crisi industriale, occupazionale e ambientale, lo stop ai licenziamenti e 8 miliardi per la riconversione».
