Martedì 15 Settembre 2026 🌤️ 22°C
Home » Bari » Teatro Petruzzelli, cercasi tavolo a Roma per chiudere la partita con gli eredi

Teatro Petruzzelli, cercasi tavolo a Roma per chiudere la partita con gli eredi

Una proprietà che resta al centro di un contenzioso: la Fondazione che rischia di dover sostenere un milione di euro l’anno per mantenerlo

Teatro Petruzzelli, cercasi tavolo a Roma per chiudere la partita con gli eredi

La Cassazione deve ancora esprimersi. Ma Comune di Bari, Regione Puglia e Governo centrale sono già chiamati a decidere se aspettare i giudici o provare a mettere al sicuro prima il futuro del Petruzzelli. Perché sul teatro simbolo di Bari incombe un paradosso difficile da spiegare: un immobile ricostruito con 43 milioni di euro pubblici la cui proprietà resta al centro di un contenzioso e una Fondazione che rischia di dover sostenere oltre un milione di euro l’anno per continuare ad abitarlo. Dietro le quinte è partita così la ricerca di una soluzione politica prima ancora che giudiziaria. Comune di Bari e Regione Puglia spingono perché il Governo centrale apra un tavolo nazionale.

E in Consiglio regionale comincia a prendere forma un fronte trasversale: sul passato maggioranza e opposizione si dividono, ma nessuno vuole trovarsi impreparato quando la Cassazione si sarà espressa. Il nodo nasce dalla sentenza della Corte d’Appello di Bari, che ha riconosciuto la proprietà del teatro ai Messeni Nemagna stabilendo contemporaneamente che debbano restituire 43 milioni di euro più interessi per l’indebito arricchimento derivante dall’investimento pubblico nella ricostruzione. Contro quella decisione pende il ricorso in Cassazione. Ed è proprio in attesa della pronuncia definitiva che la politica prova adesso a costruire una via d’uscita. Perché c’è anche una bomba finanziaria.

La Fondazione raggiunge il pareggio e cresce nell’autofinanziamento, ma quell’equilibrio non comprende alcun costo per la sede. La consulenza tecnica quantifica l’onere in oltre un milione di euro all’anno, con gli arretrati da calcolare dal 2009. Una cifra che potrebbe scaricarsi sui bilanci, sulla programmazione artistica e sull’occupazione. Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha deciso di anticipare le mosse. Il 25 agosto ha scritto al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, chiedendo un tavolo prima della pronuncia della Cassazione. La linea è netta: un bene ricostruito interamente con finanza pubblica «deve risiedere per sempre nell’alveo del demanio pubblico». Leccese chiama in causa anche il diritto di ritenzione dello Stato e gli strumenti previsti dal Codice dei beni culturali.

Sulla stessa linea si schiera la Regione Puglia. Il direttore del dipartimento Cultura, Annibale D’Elia, riportando la posizione del presidente, Antonio Decaro, e dell’assessora Silvia Miglietta, fissa due obiettivi: riaffermare la proprietà pubblica e garantire continuità artistica, operativa e occupazionale alla Fondazione. L’unità politica, però, non cancella le differenze. FdI, con Tommaso Scatigna, apre il dossier trasparenza e chiede una gestione meno chiusa del politeama. La Lega, con Fabio Romito, parla di «pasticcio giuridico» e propone di tentare, prima della Cassazione, anche una nuova interlocuzione con la proprietà privata. Sullo sfondo resta il nodo delle risorse: il Governo ha stanziato 750mila euro straordinari, ma la Fondazione resta sottofinanziata. A cercare una sintesi è il presidente della Commissione Bilancio, Ubaldo Pagano: risoluzione bipartisan e richiesta formale a ministero della Cultura e Presidenza del Consiglio perché aprano un tavolo nazionale.