Il nuovo scenario per l’acquisizione dell’ex Ilva viene fuori dal vertice al Mimit e trova conferma nelle parole del presidente Decaro, con il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che apre alla cordata italiana nella quale potrebbero esserci Marcegaglia, Pittini e Banzato, mentre pesa l’assenza di Arvedi.
L’idea nasce dopo il nuovo scenario determinato dalla decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la chiusura dell’area a caldo, modificando di fatto il perimetro industriale dell’operazione. «Venendo a mancare la parte a caldo cambia l’oggetto», ha osservato Orsini, spiegando che proprio questo nuovo contesto rende oggi percorribile un’iniziativa del sistema industriale nazionale.
Al tavolo romano erano presenti alcuni dei maggiori gruppi italiani dell’acciaio: Marcegaglia, guidata da Antonio ed Emma Marcegaglia, rappresenta il principale trasformatore europeo di acciaio: con 36 stabilimenti nel mondo, oltre 7.800 dipendenti, circa 6,5 milioni di tonnellate di acciaio lavorate ogni anno e un fatturato superiore a 7,5 miliardi di euro e una presenza già radicata in Puglia.
Al confronto hanno preso parte anche il Gruppo Pittini, tra i principali produttori europei di acciai lunghi per edilizia e meccanica, con un giro d’affari attestato intorno ai 3 miliardi di euro, e Acciaierie Venete, controllata dalla famiglia Banzato, specializzata negli acciai speciali destinati all’automotive, alla meccanica, all’energia e ai macchinari industriali, con un fatturato superiore a 2 miliardi di euro.
A colpire è però soprattutto un’assenza. Al tavolo non sedeva il Gruppo Arvedi, guidato da Giovanni Arvedi, primo produttore siderurgico italiano e il soggetto con la maggiore capacità industriale e finanziaria per affrontare un’operazione delle dimensioni dell’ex Ilva.
Il gruppo cremonese, che supera i 5 miliardi di euro di fatturato ed è leader negli acciai piani, negli impianti di laminazione e nella produzione destinata ad automotive, nel 2016 aveva partecipato alla gara per l’Ilva all’interno della cordata AcciaItalia, insieme a Jindal, Cassa Depositi e Prestiti e Del Vecchio, poi sconfitta dall’offerta ArcelorMittal-Marcegaglia. Sullo sfondo rimane infatti l’offerta del gruppo indiano Jindal Steel International.
