Dopo la doccia fredda della Corte d’appello di Milano, che ha ordinato di avviare lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo ex Ilva da concludere in 90 giorni per la pericolosità di polveri sottili e amianto, ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha fatto il punto della situazione in videocollegamento col presidente della Regione Antonio Decaro, i sindaci di Taranto e Statte Piero Bitetti e Fabio Spada e il presidente della Provincia di Taranto Gianfranco Palmisano.
La prossima settimana Palazzo Chigi sarà al lavoro con enti locali e sindacati per valutare scenari possibili sul futuro del sito produttivo. «Taranto – ha detto il sindaco Bitetti rivolgendosi a Urso – in questi decenni ha pagato il prezzo più alto in termini di vita, salute e ambiente. La città ha conosciuto sempre le criticità produttive e sanitarie della fabbrica che ormai non sono più gestibili. Adesso servono azioni concrete, veloci, che devono essere governate. Noi ritorniamo sulle nostre priorità: lavoro, ammortizzatori sociali, incentivi all’esodo, gestione e tutela degli esuberi, i lavoratori esposti all’amianto. E poi servono investimenti pubblici e privati che possano creare economia stabile». Infine, ha detto Bitetti, «non va trascurata la questione delle bonifiche. Se vi sono aree certificate come inquinate, non possiamo non considerare le bonifiche».
Il dibattito
Sul futuro dell’ex Ilva, si scontrano posizioni agli antipodi. Per Federmanager, l’associazione dei dirigenti industriali che si schiera per il rispetto della decisione dei giudici, «la salute non è negoziabile: ora il Paese scelga una politica industriale che unisca salute, ambiente e lavoro». Per la Federazione la siderurgia resta strategica per l’Italia, «ma servono investimenti, innovazione, governance e competenze per guidare la trasformazione». Più dura, invece, Federmeccanica. Secondo il presidente Simone Bettini, il provvedimento dei giudici milanesi «è omicidio industriale». L’associazione teme che le mancate produzioni di laminati piani di Taranto causino un effetto domino su tutto il sistema industriale legato all’acciaio. Confcommercio Taranto, infine, pone l’accento sul rischio di ripercussioni sociali ed economiche legate allo stop dell’ex Ilva.
