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Fisco, il peso dell’Irpef è su pochi: il 30% dei contribuenti versa quasi l’80% delle tasse

Il 69,78% dei contribuenti dichiara fino a 29 mila euro lordi all’anno, versando appena il 21,33% dell’imposta

Fisco, il peso dell’Irpef è su pochi: il 30% dei contribuenti versa quasi l’80% delle tasse

L’Italia fiscale continua a viaggiare a due velocità, sorretta da una ristretta minoranza di contribuenti. È la fotografia scattata dal nuovo rapporto di Itinerari previdenziali, presentato al Cnel in occasione dell’80° anniversario di Cida. Dai dati relativi alle dichiarazioni presentate nel 2025 (su redditi 2024) emerge che su 42,8 milioni di contribuenti, soltanto 34,1 milioni versano almeno un euro di Irpef, mentre circa 24,8 milioni di cittadini (il 46% della popolazione) non hanno redditi e non pagano tasse. A fronte di un monte redditi complessivo di 1.076 miliardi di euro e un gettito Irpef di 216,24 miliardi, la redistribuzione del carico fiscale appare fortemente squilibrata. Il 69,78% dei contribuenti dichiara fino a 29 mila euro lordi all’anno, versando appena il 21,33% dell’imposta.

Di contro, l’18,78% di chi dichiara dai 35 mila euro in su copre il 65% del gettito. Allargando la fascia a chi supera i 29 mila euro, si nota come un ridotto 30,22% di cittadini sostenga quasi l’80% dell’intera Irpef. Alberto Brambilla, presidente del Centro studi, parla di una “tripla progressività” basata su redditi, aliquote e taglio dei bonus. Sul fronte delle professioni, tra i lavoratori Inps guidano la classifica per reddito medio gli sportivi professionisti (250 mila euro lordi), seguiti da sanitari (94 mila euro) e giornalisti dipendenti (70.219 euro). Tra le partite Iva trionfano invece i notai con 164.758 euro medi, davanti ad attuari e farmacisti titolari (circa 112-113 mila euro).

Preoccupano infine i dati sull’affidabilità fiscale: il 53,35% dei lavoratori autonomi soggetti agli Isa registra un punteggio inferiore a 8, con picchi di inaffidabilità nel settore delle lavanderie, della ristorazione e del commercio al dettaglio. Come evidenziato dal presidente Cida Stefano Cuzzilla, questa forte concentrazione del prelievo rischia di diventare insostenibile di fronte a una spesa assistenziale schizzata da 73 a oltre 180 miliardi di euro negli ultimi sedici anni.