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Ex Ilva, scontro sul fermo dell’area a caldo: l’ira dell’associazione “Genitori tarantini” contro la Regione

Al centro dello scontro c’è la richiesta di sospensiva cautelare avanzata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva contro il provvedimento dello scorso 27 luglio, che dispone la fermata degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico entro il 28 ottobre

Ex Ilva, scontro sul fermo dell’area a caldo: l’ira dell’associazione “Genitori tarantini” contro la Regione

Clima di altissima tensione alla vigilia dell’udienza fissata per mercoledì 9 settembre dinanzi alla Corte d’Appello di Milano sul futuro dell’ex Ilva. Al centro dello scontro c’è la richiesta di sospensiva cautelare avanzata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva contro il provvedimento dello scorso 27 luglio, che dispone la fermata degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico entro il 28 ottobre. A scendere duramente sul piede di guerra è l’associazione Genitori tarantini, che punta l’indice contro l’atteggiamento processuale assunto dalla Regione Puglia.

L’atto contestato

«Una mezza paginetta! A questo si riduce l’intervento della Regione Puglia», tuonano i rappresentanti del comitato civico nell’esaminare l’atto con cui l’ente barese si è costituito nel procedimento. Sotto accusa c’è la scelta dei legali regionali di affidare alle toghe milanesi una posizione ritenuta troppo tiepida e attendista: «Poche righe per rimettersi alle valutazioni della Corte, anziché opporsi vigorosamente insieme a noi alla concessione della sospensiva. Il richiamo generico alla decarbonizzazione non c’entra nulla in questa fase, in cui i giudici devono decidere esclusivamente se bloccare o meno lo spegnimento degli impianti inquinanti».

Per l’associazione si tratta di una clamorosa e ingiustificata marcia indietro rispetto alla precedente linea d’azione, quando la Regione era intervenuta ad adiuvandum sposando in toto le istanze e le tesi degli undici cittadini ricorrenti. «Sembra una giravolta inspiegabile oppure un atteggiamento alla Ponzio Pilato», attaccano i Genitori tarantini, chiamando in causa direttamente il presidente della Regione, Antonio Decaro. «Potrà anche lavarsi le mani, ma deve sapere che l’acqua in cui le sciacquerà non è pura, visti i danni sanitari e ambientali provocati dalle emissioni industriali subite dalla nostra comunità».

Da qui l’appello finale rivolto al governatore prima che i magistrati milanesi si riuniscano in camera di consiglio: «Non è ammissibile limitarsi a rimettersi al giudizio della Corte, occorre difendere attivamente la causa del popolo tarantino. Chiediamo a Decaro di dare mandato immediato ai propri legali, come avvenuto nelle scorse udienze, affinché si presentino a Milano per contrastare il ricorso dei commissari e sostenere fino in fondo le ragioni della salute e della vita».