Il futuro dell’ex Ilva entra nella fase delle decisioni. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso prova a imprimere un’accelerazione alla vertenza e rilancia l’idea di una cordata italiana capace di garantire un nuovo assetto industriale allo stabilimento di Taranto e agli altri siti coinvolti.
Dopo lo sciopero di 8 ore proclamato da Fim, Fiom e Uilm e la protesta culminata nel blocco della statale 100 tra Bari e Taranto, il governo prepara una settimana di incontri al Mimit per individuare una soluzione. «È tempo di prendere una decisione», hanno ribadito i sindacati, che chiedono garanzie sul lavoro e sulla continuità produttiva.
Al centro del confronto c’è anche la proposta avanzata dal gruppo Jindal, che punta a compensare lo stop dell’area a caldo attraverso la fornitura di bramme prodotte in India.
Secondo quanto riferito da Urso, il piano prevede fino a quattro milioni di tonnellate annue destinate agli impianti a valle, con ulteriori quantitativi disponibili dall’Oman entro il 2027. Ora la parola passa ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia, chiamati a verificare la sostenibilità tecnica ed economica dell’offerta. Una valutazione che potrebbe arrivare già nei prossimi giorni.
