Il rilancio dell’ex Ilva e del comparto siderurgico italiano è una sfida concreta, a condizione che l’intero Paese creda fermamente nella sua industria. È questo il messaggio lanciato da Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e vicepresidente di Confindustria, in un’intervista a La Stampa a margine dei Portofino Talks. Analizzando la situazione dello stabilimento di Taranto, Gozzi ha espresso forte preoccupazione per il clima di “incertezza totale”. L’anticipazione del giudizio della Cassazione sull’ordinanza del Tribunale di Milano, infatti, riapre gli interrogativi sulla continuità degli altiforni. In merito al futuro del sito, Federacciai ha chiarito la propria posizione: “Dall’area a caldo non ci vogliamo occupare — ha spiegato Gozzi — ma saremmo disponibili a entrare, dopo una due diligence, nelle laminazioni a caldo e a freddo”.
A risentire di questa precarietà non è solo il polo tarantino, ma l’intero indotto. Secondo Gozzi, mentre il Governo cerca di gestire l’emergenza, la magistratura applica norme penalizzanti rispetto ai competitor continentali: “Fino a ieri si cercava un equilibrio tra salute e lavoro. L’ordinanza di Milano segue una linea della Corte di Giustizia UE che però non viene applicata a francesi, tedeschi o olandesi”. Nonostante le difficoltà, la siderurgia resta un’eccellenza industriale. Tuttavia, oltre al nodo normativo, pesa come un macigno il costo dell’energia: le aziende energivore italiane affrontano prezzi tra i più alti al mondo, spinte a veri “miracoli” per preservare la propria competitività globale.
