SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Ex Ilva, sfida in 15 giorni tra Jindal e Flacks. Gli americani attaccano: «Con gli indiani un suicidio industriale»

Uno sprint finale di quindici giorni per capire chi sarà, ammesso che ce ne sia uno, il nuovo proprietario del gruppo ex Ilva. Jindal, il colosso indiano della siderurgia rientrato in corsa ai tempi di recupero e il fondo americano Flacks affilano le armi ma le offerte, da quanto si apprende, restano nebulose. Flacks ha…
l'edicola

Uno sprint finale di quindici giorni per capire chi sarà, ammesso che ce ne sia uno, il nuovo proprietario del gruppo ex Ilva. Jindal, il colosso indiano della siderurgia rientrato in corsa ai tempi di recupero e il fondo americano Flacks affilano le armi ma le offerte, da quanto si apprende, restano nebulose. Flacks ha offerto un euro per l’intero gruppo e integrato la proposta, che ora è al vaglio dei commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva (proprietaria degli impianti) e Acciaierie d’Italia (gestore).

Sul tavolo, piano industriale e investimenti, occupazione, piano ambientale e garanzie finanziarie. Jindal propone la stessa ricetta già presentata in passato: tre forni elettrici (alimentati a gas) al posto degli altiforni a carbone, un impianto di preridotto e un’acciaieria. Un piano che si concretizzerebbe in una produzione di 6 milioni di tonnellate all’anno e 4mila occupati, circa la metà degli attuali. E proprio il taglio occupazionale è al centro dell’invettiva, partita da Flacks, contro gli indiani. Secondo fonti vicine al fondo americano, «per l’Italia dare l’ex Ilva a Jindal sarebbe un suicidio industriale, decimerebbe i posti di lavoro e infine esporrebbe l’Italia sul piano degli approvvigionamenti necessari a produrre acciaio essendo l’Oman (da cui arriverebbe il preridotto di acciaio per i forni elettrici n.d.r) un Paese di un’area in forte tensione.

E proprio il taglio occupazionale è al centro dell’invettiva, partita da Flacks, contro gli indiani. Secondo fonti vicine al fondo americano, «per l’Italia dare l’ex Ilva a Jindal sarebbe un suicidio industriale, decimerebbe i posti di lavoro e infine esporrebbe l’Italia sul piano degli approvvigionamenti necessari a produrre acciaio essendo l’Oman (da cui arriverebbe il preridotto di acciaio per i forni elettrici n.d.r) un Paese di un’area in forte tensione.

Le reazioni

Per Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, il ritorno di Jindal non convince. «La cosa sconcertante è che parla già di chiusura di una parte dello stabilimento. Parlare solo di acquisizione dell’area a freddo significa ovviamente non solo ridimensionare ma portare a chiusura lo stabilimento. Noi abbiamo chiesto al governo soluzioni per poter garantire 10mila lavoratori a Taranto ed altri in Italia, compreso il sistema degli appalti e compresi i 1500 che sono in amministrazione straordinaria».

Per il sindaco Piero Bitetti, «negli ultimi due mesi ci sono state due vite spezzate e due famiglie distrutte. Le condizioni di quegli impianti ormai sono sotto gli occhi di tutti. La sicurezza va garantita a prescindere, altrimenti quella fabbrica va chiusa. Siamo arrivati a un punto di non ritorno».

CORRELATI

Attualità, Taranto","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[491151,489774,490695],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!