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Taranto, emissioni di ossidi di zolfo all’ex Ilva: interrogazione urgente del senatore Turco

Nessuna risposta dallo stabilimento alla lettera con cui Ispra ha chiesto chiarimenti sui picchi dal camino: il pentastellato chiede chiarimenti

Taranto, emissioni di ossidi di zolfo all’ex Ilva: interrogazione urgente del senatore Turco
Lo stabilimento ex Ilva di Taranto

Dopo i cattivi odori percepiti da un paio di settimane in diversi quartieri della città e il faro acceso dall’Ispra (Istituto superiore per la ricerca ambientale) sulle elevate concentrazioni di ossidi di zolfo al camino E135 del siderurgico, stando a quanto L’Edicola è riuscita a ricostruire, al momento dai vertici dell’acciaieria non sarebbe arrivata alcuna risposta ufficiale.

Nel frattempo sul caso ha acceso un faro il senatore tarantino Mario Turco, vicepresidente del Movimento Cinque Stelle, che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione urgente in Parlamento. Nei giorni scorsi l’Ispra ha scritto ai vertici del siderurgico e per conoscenza a ministero dell’Ambiente, Arpa ed anche alla centrale elettrica di Ilva, chiedendo chiarimenti sulle cifre record registrate a partire dal 10 ottobre scorso dal sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni.

La centralina del camino E135 ha infatti lanciato un alert sulle alte concentrazioni di ossidi di zolfo, probabilmente legate all’attuale assetto di fermata temporanea dell’area a caldo. Le cifre risultano anche oltre dieci volte superiori al valore in condizioni di regolare esercizio. A titolo di esempio, le centraline sono schizzate a 1959 milligrammi per metro cubo il 17 ottobre contro i 150 registrati nei giorni di produzione di acciaio.

Per diversi giorni sono stati segnalati superamenti del valore di mille. L’azienda aveva garantito solo emissioni relative al mantenimento in riscaldo delle batterie di forni a coke, con una miscela di metano e azoto e dei generatori di vento caldo (Cowpers) degli altiforni, tramite gas metano. Proprio queste potrebbero essere le maggiori indiziate dei fenomeni fotografati e “annusati” da migliaia di cittadini ma per il momento, dall’ex Ilva, pare non esserci stata nessuna risposta. Sono stati in tanti i tarantini che in questi giorni, in particolare dai quartieri Tamburi, Città Vecchia, Borgo, hanno segnalato odore di gas e chiesto l’intervento delle autorità.

L’interrogazione

«Le preoccupanti notizie sulle emissioni di ossidi di zolfo provenienti dallo stabilimento ex Ilva chiamano direttamente in causa le responsabilità politiche del Governo Meloni, che con il decreto-legge del 16 ottobre ha autorizzato il mantenimento in riscaldo degli impianti dell’area a caldo, nonostante la sospensione della produzione», attacca Turco, che solleva interrogativi sul rispetto dei limiti emissivi.

«Un dato estremamente preoccupante, che richiede verifiche immediate, soprattutto perché riferito a impianti che non producono acciaio ma vengono mantenuti in riscaldo. Il Governo – prosegue il vicepresidente del M5S – deve chiarire se queste emissioni siano riconducibili proprio alle operazioni che ha autorizzato e, soprattutto, se fosse già a conoscenza delle anomalie quando ha approvato il decreto. Le prime concentrazioni anomale sarebbero state rilevate dal 10 ottobre, sei giorni prima del provvedimento. Chi sapeva? Da quando? E quali verifiche sono state effettuate?», si chiede il senatore tarantino che ha annunciato un’interrogazione parlamentare urgente ai ministri Urso, Pichetto Fratin e Schillaci, per accertare le cause delle emissioni, le eventuali violazioni delle prescrizioni ambientali, i rischi per la salute dei cittadini e le responsabilità connesse alle attività di riscaldo.

«La presidente Meloni deve venire a riferire personalmente in Aula sulla situazione dell’ex Ilva», conclude Turco. «È inaccettabile che, mentre migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione e i cittadini continuano a vivere nell’incubo dell’inquinamento, il governo scelga di mantenere in vita impianti che potrebbero continuare a generare emissioni dannose per la salute».