Sembrava che, per la semifinale dei playoff nazionali di questa domenica, il Taranto potesse essere supportato ad Apice dalla tifoseria proveniente dalla città e dalla sua provincia e invece non sarà così. Il prefetto di Benevento ha infatti deciso di vietare la vendita dei tagliandi a tutti i residenti non solo del territorio provinciale, ma addirittura regionale.
Un vero peccato, anche per quanto documentato nei novanta minuti dell’andata, con i tifosi biancazzurri che hanno potuto seguire la propria squadra sino a Massafra. Non meno di 150 presenze che hanno supportato sino alla fine i loro giocatori, senza che nulla accadesse. Tutto nella norma, come dovrebbe essere sempre.
Ci si aspettava, per il principio della reciprocità, che anche per i tarantini fosse riservato lo stesso trattamento e invece nulla.
La società
Il club rossoblù non ha gradito la presa di posizione della Prefettura e ieri mattina ha contestato la decisione attraverso un lungo e duro comunicato: «La decisione, assunta su indicazione della Prefettura di Benevento – si legge nella nota della SS Taranto del presidente Sebastiano Ladisa – mortifica gli sforzi compiuti dalla nostra società che, da subito, aveva manifestato piena disponibilità a collaborare con tutte le autorità competenti. Abbiamo sostenuto, infatti, la precisa volontà di assumerci ogni responsabilità organizzativa per consentire, in piena sicurezza, il regolare svolgimento della sfida. Nello specifico, ad esempio, avevamo manifestato la disponibilità ad accollarci le spese per il servizio fornito dagli steward. Non avremmo lesinato tempo ed energie per raggiungere il nostro obiettivo, ma purtroppo ci è stato impedito. Vi erano tutte le premesse per dare vita a una grande giornata di sport e invece si è trasformata in un’occasione persa».
Le tematiche
Il rammarico del Taranto abbraccia più tematiche così individuate: «Questo tipo di valutazioni non aiuta il calcio a crescere, soprattutto perché la gara di andata di domenica scorsa a Massafra si è svolta nella più totale serenità sia nei rapporti tra le dirigenze che tra le due tifoserie. Il calcio è una passione popolare, che vive di partecipazione, condivisione e aggregazione. Non è comprensibile questa scelta che ci priva dei nostri tifosi in una semifinale importantissima. Siamo stanchi di assistere a un atteggiamento preconcetto che etichetta la nostra tifoseria come “critica”. Non possiamo più tollerare questo atteggiamento aprioristico».
