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Nasce l’Unità di crisi, l’ennesimo centro di comando per il controllo della spesa nella sanità pubblica pugliese

La scelta ha un significato politico difficilmente equivocabile. Il dossier sanità esce definitivamente dai confini dell’assessorato

Nasce l’Unità di crisi, l’ennesimo centro di comando per il controllo della spesa nella sanità pubblica pugliese

Un’altra cabina di regia, un altro organismo di controllo, un altro livello di verifica sulla sanità pugliese. Dopo le task force, le direttive anti-sprechi, il blocco delle assunzioni non essenziali, il monitoraggio rafforzato imposto alle Asl e il confronto serrato con i ministeri per il Piano operativo 2026-2028, il presidente della Regione Antonio Decaro sceglie la strada dell’accentramento e istituisce l’Unità di Crisi in materia sanitaria. Un organismo che, al di là della definizione formale, rappresenta un vero e proprio centro di comando permanente destinato a sovrintendere ogni decisione economica, organizzativa e gestionale del Servizio sanitario regionale.
La scelta ha un significato politico difficilmente equivocabile. Il dossier sanità esce definitivamente dai confini dell’assessorato e del Dipartimento Salute per approdare direttamente nella Presidenza della Regione.

Sarà infatti Decaro a presiedere personalmente l’Unità di Crisi, affiancato dall’assessore alla Salute Donato Pentassuglia, dal capo di Gabinetto Davide Pellegrino, dal segretario generale Ettore Cinque, dal direttore del Dipartimento Vito Montanaro e dalla direttrice generale di Aress, Lucia Bisceglia. Formalmente l’obiettivo è rafforzare la governance del sistema sanitario regionale. Politicamente, però, il messaggio appare ancora più netto: la sanità entra in una fase di vigilanza straordinaria permanente. Una scelta che, nei fatti, ridimensiona il ruolo del Dipartimento e dello stesso assessorato, chiamati ora a operare sotto una supervisione diretta della Presidenza. Non un commissariamento giuridico, ma certamente un commissariamento politico e funzionale della catena decisionale.

L’Unità di Crisi si riunirà ogni quindici-trenta giorni e avrà il potere di impartire direttive strategiche ed economico-finanziarie vincolanti all’intera filiera sanitaria, dalle direzioni generali delle Asl fino alle articolazioni periferiche. Ogni obiettivo del Programma operativo 2026-2028 sarà tradotto in obblighi di bilancio e gestione per i manager delle aziende sanitarie, con un monitoraggio continuo dello stato di avanzamento. A supporto dell’organismo opererà una Task Force tecnico-operativa incaricata di analizzare i conti delle aziende sanitarie, verificare il rispetto dei tetti di spesa, controllare la qualità dei servizi, monitorare liste d’attesa, mobilità passiva e livelli essenziali di assistenza, producendo report periodici ed «early warning» destinati direttamente al vertice politico. Il decreto rafforza inoltre l’offensiva sul contenimento della spesa.

Nascerà un gruppo di lavoro dedicato alla verifica dei fondi contrattuali destinati al personale, sarà predisposta una nuova policy regionale sugli accantonamenti ai fondi rischi, anche alla luce dei rilievi formulati dalla Corte dei Conti, e verrà introdotto un contratto di servizio unico per tutte le Sanitaservice con una tariffa regionale standard basata sui costi effettivi. Contestualmente vengono riorganizzati anche i gruppi di lavoro già istituiti con la direttiva del Capo di Gabinetto, che saranno assorbiti nel nuovo modello di governance. Il coordinamento della performance economica viene affidato al segretario generale Ettore Cinque, quello della governance clinica e farmaceutica alla direttrice di Aress Lucia Bisceglia, mentre Vito Montanaro seguirà efficienza organizzativa, spesa del personale, utilizzo dei medici gettonisti e controllo delle assunzioni. L’impressione è che il deficit sanitario, le osservazioni della Corte dei Conti e il confronto aperto con i ministeri abbiano convinto il governatore ad assumere direttamente la regia del comparto più delicato della legislatura. Una centralizzazione senza precedenti recenti che certifica come la sanità sia ormai il dossier politicamente più sensibile di Palazzo di Città.

Il paradosso, tuttavia, è evidente. Più cresce il numero di organismi, task force, tavoli tecnici e cabine di regia, più emerge la difficoltà della macchina amministrativa ordinaria nel governare autonomamente il sistema. L’Unità di Crisi nasce con l’obiettivo dichiarato di eliminare sprechi e riportare sotto controllo i conti, ma rappresenta anche l’ammissione implicita che gli strumenti ordinari non sono più ritenuti sufficienti. Per questo Decaro sceglie di accentrare il comando, trasformando la Presidenza della Regione nel vero centro decisionale della sanità pugliese.