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Cani di quartiere uccisi nelle campagne del Tarantino: taglia da 5mila euro sui responsabili

Una taglia di 5mila euro sulla testa dei responsabili l'uccisione dei due cani di quartiere intestati al Comune di Taranto. Si tratta di un'iniziativa, nata da un'associazione animalista e un cittadino, che mira a raccogliere (in maniera anonima) informazioni per individuare gli autori del crudele gesto. ​La sparizione dei due animali era stata denunciata già…
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Una taglia di 5mila euro sulla testa dei responsabili l’uccisione dei due cani di quartiere intestati al Comune di Taranto. Si tratta di un’iniziativa, nata da un’associazione animalista e un cittadino, che mira a raccogliere (in maniera anonima) informazioni per individuare gli autori del crudele gesto. ​La sparizione dei due animali era stata denunciata già nei giorni precedenti al ritrovamento.

Sul caso è intervenuta anche Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e autrice della legge che ha inasprito le pene per i reati contro gli animali. «È un atto di crudeltà che lascia increduli, attoniti, senza parole – ha commentato – Un atto per il quale la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente presenta denuncia e anticipa che, qualora sia individuato il responsabile o siano individuati i responsabili, si costituirà parte civile, chiedendo che sia punito o siano puniti per aver ucciso con l’intenzione di prolungare la sofferenza».

Billy è stato gravemente ferito il 6 gennaio, sulla strada provinciale 90, con ripetuti colpi di fucile soprattutto sul muso, che appariva ormai informe, ed è morto il giorno dopo nella clinica veterinaria di Castellaneta dove hanno tentato invano di salvargli la vita, Nina è stata ritrovata morta ieri, per colpi d’arma da fuoco, non lontano dal punto dove Billy era stato colpito.

«Mi auguro che le indagini già in corso facciano piena luce su quanto accaduto – conclude Brambilla – ma i fatti riferiti da fonti di stampa fanno supporre due vere proprie esecuzioni, compiute con l’intento di prolungare la sofferenza. Esattamente la fattispecie più grave di uccisione di animale, per la quale la legge Brambilla prevede da uno a quattro anni di reclusione e la multa da 10 mila a 60 mila euro»

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