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Clamoroso agli Us Open: Djokovic eliminato al primo turno da Navone tra nausea, crampi e mal di schiena

Storica caduta per il campionissimo serbo dopo oltre quattro ore e mezza di lotta: «Sensazioni terribili, ho detestato ogni momento»

Clamoroso agli Us Open: Djokovic eliminato al primo turno da Navone tra nausea, crampi e mal di schiena

Un’eliminazione clamorosa e per certi versi drammatica ha segnato l’esordio di Novak Djokovic agli Us Open: il campionissimo serbo è stato sconfitto al primo turno dall’argentino Mariano Navone con il punteggio di 7-6 (5), 5-7, 4-6, 6-2, 6-1 al termine di una battaglia durata ben quattro ore e 36 minuti di gioco. Si tratta di uno stop storico per l’ex numero uno del mondo, arrivato alla prima sconfitta al debutto nel torneo newyorkese in cui vanta il maggior numero di finali disputate in carriera nel singolare maschile: una striscia d’imbattibilità di 78 successi consecutivi all’esordio nei Major che si è interrotta bruscamente, con il serbo che non cadeva al primo turno di uno Slam dall’ormai lontano Australian Open 2006 contro Paul Goldstein. Eppure il match si era incanalato subito sui binari preferiti dal fuoriclasse di Belgrado, partito forte con un break di vantaggio in apertura prima che un progressivo e vistoso affaticamento unitamente a gravi difficoltà respiratorie ne frenassero l’azione, consentendo al rivale sudamericano di aggiudicarsi la frazione iniziale al tie-break dopo il primo intervento del medico in campo.

Nonostante un’orgogliosa reazione che lo aveva portato a fare suo il secondo parziale e a strappare il terzo set sul 5-4, il quarto segmento di gara ha registrato il crollo definitivo: sopraffatto da conati di vomito, costretto ad applicare impacchi di ghiaccio ad ogni cambio di campo e pur essendosi trovato avanti di un break sul 2-1 con il servizio a disposizione, il serbo ha incassato un parziale di cinque game consecutivi, prima di cedere nettamente nel set decisivo dove anche i dolori alla parte bassa della schiena ne hanno compromesso del tutto la mobilità.

La confessione in conferenza stampa, il pensiero del ritiro e la commozione per il sostegno degli spalti

In conferenza stampa il fuoriclasse non ha nascosto il calvario vissuto sul terreno di gioco e la profonda amarezza per una condizione fisica complessa: «Credo che fosse evidente che in campo le sensazioni erano terribili. Purtroppo è qualcosa che mi porto dietro praticamente in ogni partita di quest’anno: vomito, ho un problema serio da quel punto di vista e poi tutto il corpo inizia sostanzialmente a cedere, con crampi e dolori. Alla fine la schiena ha ceduto, così come la spalla, e non sono riuscito a chiudere la partita come volevo. Ero avanti di un break nel quarto set, ma ho sofferto praticamente dal quarto game dell’incontro. Non voglio togliere nulla alla sua vittoria. Congratulazioni a lui, è un bravo ragazzo e un combattente. Ma non mi sono divertito». Interrogato sulla possibilità di abbandonare l’incontro prima della fine, il campione ha ammesso di aver valutato la resa: «Se ho pensato di ritirarmi? Sì, poi però ho vinto un set e successivamente anche il terzo, quindi mi sono detto che forse avevo ancora una possibilità. Non volevo arrendermi nel quarto o nel quinto e ho voluto provare a finire la partita. Non so se sia un problema che posso risolvere. Ci sto provando, davvero. Vedremo. In questo momento non voglio nemmeno andare troppo in profondità nelle valutazioni. Sto cercando di capire cosa stia realmente succedendo e fino a dove possa andare avanti in queste condizioni».

A mitigare la sofferenza è arrivato l’incitamento incondizionato degli spalti: «Il pubblico è stato fantastico e sono davvero grato di aver potuto vivere tutto questo. Per quanto riguarda la partita e le sensazioni che avevo fisicamente e nel mio tennis, non è stato per nulla piacevole. Per questo ho praticamente detestato ogni momento trascorso in campo… Ma dal punto di vista del pubblico e del sostegno che ho ricevuto è stato incredibile, fin dall’inizio. Hanno cercato di sollevarmi nei momenti importanti e mi dispiace molto di non essere riuscito a giocare bene quanto avrei dovuto, potuto o voluto per loro. Ma l’affetto e l’apprezzamento che mi hanno dimostrato alla fine mi hanno davvero toccato il cuore».