A un mese esatto dalla grave emergenza migratoria che ha travolto l’exclave spagnola in Nord Africa tra il 30 e il 31 luglio – durante la quale si sono registrati circa 70mila ingressi, con ben 9 persone su 10 già rientrate in territorio marocchino – il premier spagnolo Pedro Sánchez è intervenuto ai microfoni di Cadena Ser per fare chiarezza sulle dinamiche che hanno innescato l’assalto di massa. Il capo del governo di Madrid ha puntato il dito contro campagne di disinformazione orchestrate dall’estero per spingere le persone verso la frontiera: «Ci sono state reti russe e israeliane che hanno diffuso una menzogna» dando a intendere che «se si entrava a nuoto nella città autonoma di Ceuta, era impossibile il respingimento alla frontiera, cosa che non è vera». Secondo la ricostruzione di Sánchez, la macchina della disinformazione si sarebbe mossa manipolando la realtà giuridica dei fatti: «E’ stata travisata una sentenza del Tribunale Supremo che è stata diffusa nelle reti social attraverso false notizie di disinformazione, anche mediante organizzazioni criminali». L’operazione mediatica è stata poi collegata dal presidente ad ambienti politici ben precisi: «un’internazionale dell’ultradestra che utilizza sempre la migrazione non solo per attaccare la Spagna ma anche l’Europa, e dividerla».
L’esito delle indagini sulla gestione del Marocco, il piano per i minori e l’ampliamento delle strutture di accoglienza
L’attenzione resta focalizzata sulla gestione delle persone ancora presenti sul territorio della città autonoma e sulle verifiche ancora in corso per ricostruire ogni dettaglio dell’accaduto: «Continuiamo a indagare» sulle cause dell’ondata estiva. Sánchez ci ha tenuto a sgombrare il campo da sospetti sul comportamento di Rabat, specificando che «Nessun servizio di intelligence con cui il governo spagnolo collabora abitualmente ha sollevato il minimo dubbio, o meglio, alcun dubbio in assoluto, riguardo alla partecipazione, in un modo o nell’altro, delle autorità marocchine». Ricordando che il pronunciamento della Corte Suprema dello scorso 8 agosto vietava il respingimento dei minori arrivati dal mare in assenza di barriere frontaliere, il premier ha chiarito la posizione dell’esecutivo: «Il governo di Spagna deve agire sui dati. Ciò che sappiamo finora è che è stata travisata una sentenza della Corte Suprema». Sul piano operativo, le forze dell’ordine e le strutture locali sono impegnate nella complessa gestione dei restanti migranti presenti sul suolo cittadino: «Il 30 e il 31 luglio sono entrati nella città autonoma di Ceuta intorno a 70.000 persone delle quali 9 su 10 tornate in Marocco. Resterebbbero 5.000 persone, delle quali 1500 minorenni. Ora la sfida è che per poter identificarle, fare i triage e procedere ai ritorni o anche alle risoluzioni delle richieste di asilo dobbiamo ri-ubicarli». A tal fine, i posti di accoglienza di Ceuta – che prima dell’emergenza ammontavano a soli 500 posti – sono stati rapidamente innalzati a 3.300 unità e «grazie all’accordo chiuso venerdì con la città autonoma saranno portati a 6.000», in una fase in cui i rimpatri volontari «continuano» a ritmo costante e avevano già fatto registrare 3.222 rientri entro la prima decade di agosto.
