Terza giornata di campionato di Serie A che si chiude con i posticipi del lunedì Cagliari-Lecce e Udinese-Lazio, dopo i tre big match andati in scena nel weekend: Inter-Napoli, Roma-Atalanta e Juventus-Milan. Le discussioni come sempre non mancano: a partire dalla sfida tra i campioni e i vicecampioni d’Italia in carica, con due episodi che vedono protagonista Lautaro Martinez, a un contatto nell’azione della rete dei rossoneri a Torino e a un contrasto in area di rigore del Cagliari reclamato dai giallorossi.
Ma a suscitare più stupore fra tutti sono i dati: nelle prime 30 partite di questa stagione in Serie A non è stato assegnato ancora nessun calcio di rigore, non è stato chiamato nessun arbitro al monitor dal Var e non c’è stata alcuna espulsione nei 90 minuti.
Dati che per una parte del pubblico sono sintomo di una grande gestione migliorata per i ritmi meno spezzettati ed episodi meno vivisezionati, mentre per i più dubbiosi, in alcune circostanze, lasciano perplessità relativamente ad alcuni casi, anche in quest’ultimo turno. Andiamo a vedere allora con la lente del regolamento tutto quello che è accaduto.
Inter-Napoli, Lobotka tocca con la mano? Il regolamento

In occasione di un pallone conteso in area di rigore del Napoli fra Barella e Lobotka, la sfera rimbalza e sembra essere sfiorata accidentalmente dalla mano di Lobotka che è a “mezz’aria” per contrastare l’avversario. L’arbitro fa proseguire il gioco e il VAR non interviene.
“È un’infrazione (“fallo di mano”) se un calciatore: tocca il pallone con le proprie mani/braccia quando queste sono posizionate
in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo. Si considera che un calciatore stia aumentando lo spazio
occupato dal proprio corpo in modo innaturale quando la posizione delle sue mani / braccia non è conseguenza del movimento del corpo per quella specifica situazione o non è giustificabile da tale movimento. Avendo le mani / braccia in una tale posizione, il calciatore si assume il rischio che vengano colpite dal pallone e di essere punito”.
Mano di Lobotka? Perché il Var non è intervenuto
Il VAR “controlla” automaticamente il filmato per ogni decisione / episodio di possibile o effettiva rete, calcio di rigore o espulsione diretta, o un caso di scambio d’identità, utilizzando diversi angoli di ripresa e velocità di riproduzione. Se il “controllo” indica un probabile “errore chiaro ed evidente” o un “grave episodio non visto”, il VAR comunicherà queste informazioni all’arbitro che deciderà se iniziare o no una “revisione”. Se il “controllo” non indica un “errore chiaro ed evidente” o un “grave episodio non visto”, di solito non è necessario che il VAR comunichi con l’arbitro: si tratta di un “controllo silenzioso”.
Nei casi in cui, come in questo, manca un’immagine che dia evidenza certa su un contatto, l’episodio non può essere classificato come chiaro ed evidente errore, ergo non può esserci una revisione al monitor. Ma in ogni caso, anche se ci fosse stata l’evidenza, si sarebbe dovuto valutare la congruità del movimento del braccio (ovvero la “naturalezza”) per l’eventuale non punibilità del contatto.
L’esultanza di Lautaro e il “corpo a corpo” con Rafa Marin: il regolamento

Lautaro Martinez, già ammonito, prima a contatto con il difensore di spalle per divincolarsi ha un impatto con il gomito. Successivamente, dopo aver segnato la rete del vantaggio nerazzurro, esulta sotto la curva salendo su una balaustra.
Il regolamento annovera il “colpire o tentare di colpire” come infrazioni ma per essere sanzionato con un cartellino giallo occorre una “noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario“, al contrario di una “negligenza“, caratterizzata invece da “mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto” e per cui è previsto solo il calcio di punizione.
Diverso il caso di un’espulsione diretta per “condotta violenta”, quando c’è una “brutalità contro un avversario in mancanza di contesa per il pallone”, che è quindi del tutto intenzionale.
Per quanto riguarda invece le esultanze, il testo dice che “Un calciatore deve essere ammonito, anche se la rete non viene convalidata, se: si avvicina agli spettatori in modo tale da causare problemi di sicurezza e/o per l’incolumità e/o si arrampica sulla recinzione”.
Per come è scritto il testo quindi, arrampicarsi diventa passibile di cartellino giallo per l’azione singola, anche se questa non causa problemi di sicurezza. Tuttavia, non è specificato se per “recinzione” si includa anche “stare sostenuti, a cavalcioni” o soltanto “attaccati” ad essa. Inoltre resta da appurare se anche una sorta di balaustra sia da considerarsi parte di una recinzione o meno. È chiaro quindi che per ogni singola situazione o episodio occorre capire con buon senso se un calciatore effettivamente si è arrampicato oppure no, e/o se abbia causato un pericolo per gli spettatori.
Lautaro-Rafa Marin ed esultanza: perché il Var non è intervenuto
Nella prima occasione, era solo necessario capire per il Var se ci fosse stata una condotta violenta, per poter intervenire (non può ancora farlo per assegnare una seconda ammonizione), stesso motivo per cui – sempre da protocollo – non avrebbe potuto segnalare un’ammonizione per il festeggiamento del capitano dell’Inter.
Contatto di De Winter su Kolo Muani prima del goal di Cisse: il regolamento


L’attaccante della Juventus cerca di difendere un pallone all’altezza del centrocampo, ma viene contrastato da De Winter che gli ruba il pallone. Da lì parte l’azione del Milan che termina con il gol di Cisse. In un tentativo di prendere il pallone, il difensore tocca con il tallone la punta del piede dell’attaccante che si lascia cadere. Nel regolamento, non è mai menzionato il pestone (o cosiddetto “step on foot”). Per essere considerato come infrazione, l’episodio deve essere classificato come “contrasto o tackle” e avere le caratteristiche della negligenza, che l’arbitro in campo non ha ravvisato, coerentemente con il metro di gara che stava adottando.
De Winter-Kolo Muani: perché il Var non è intervenuto
Nel testo del protocollo, viene specificato che: “Per decisioni / episodi relativi a reti, calcio di rigore / non calcio di rigore ed
espulsioni per DOGSO potrebbe essere necessario rivedere la fase di gioco d’attacco che porta direttamente alla decisione / all’episodio; ciò può includere le modalità con le quali la squadra attaccante ha guadagnato il possesso del pallone”.
Dalla sala VAR non hanno reputato l’episodio come chiaro ed evidente errore per via dell’intensità bassa.
Tackle di Gagliardini su N’Dri in area di rigore: il regolamento

Verso la fine della gara l’attaccante del Lecce entra dall’esterno nell’area di rigore e Gagliardini cerca di fermarlo con due tentativi ravvicinati di tackle. Il primo senza alcun contatto, il secondo immediatamente successivo tocca la gamba dell’esterno. Secondo la prima impressione dell’arbitro in campo, presumibilmente il giocatore del Lecce cerca il contatto con l’avversario in un momento in cui è già parzialmente instabile con il baricentro sbilanciato in avanti.
Per il regolemento, ci si deve rifare sempre al concetto di negligenza: “si intende che il calciatore mostra mancanza di attenzione o
considerazione nell’effettuare un contrasto o che agisce senza precauzione”.
Gagliardini-N’Dri: perché il Var non è intervenuto
Dalla sala Var hanno reputato la punibilità dell’episodio interpretabile e il giudizio dell’arbitro non chiaramente errato, a conferma della soglia d’intervento molto più alta decisa per questa stagione.
