Con il decreto di nomina della presidenza del Consiglio dei ministri del maggio 2023, Massimo Ferrarese è nominato dal Governo Meloni commissario straordinario, con il gravoso compito di provvedere alla «tempestiva realizzazione degli interventi necessari allo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo di Taranto». Da quel momento inizia una corsa contro il tempo, che si concluderà tra pochi giorni, quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inaugurerà allo stadio “Erasmo Iacovone” i XX Giochi.
Ferrarese, siamo in prossimità dei Giochi: quanto lavoro c’è stato per arrivare fin qui?
«Il decreto di nomina a Commissario Straordinario venne notificato il 5 giugno 2023, ma il masterplan dei Giochi fu approvato nel gennaio 2024, dopo la mia nomina a presidente del comitato organizzatore. È da questa data che siamo partiti e avere realizzato tutto questo in così poco tempo è una grande soddisfazione. Tra le mani avevamo una mole di lavoro da svolgere in sette anni e che invece abbiamo portato a compimento in due. Dico due perché il decreto grandi opere, con risorse aggiuntive per i Giochi, risale all’agosto 2024. Non trovai nessun progetto pronto e se lo avessi saputo prima avrei detto: “È impossibile realizzare tutto questo nel tempo rimasto”. Per dare l’idea, nel novembre del 2023 chiesi alla federazione nuoto se fosse stato possibile gareggiare in una piscina scoperta. Abbiamo coperto anche quella».
Qual è stato il momento più complesso?
«Sicuramente quando il Comitato internazionale pensò di togliere i Giochi a Taranto. Saltai sul primo aereo disponibile per Tirana per farli desistere».
Tra i momenti difficili include anche quelli con le istituzioni politiche a tutti i livelli?
«Ho vissuto tutte le amministrazioni comunali e regionali e non mi hanno mai fatto mancare nulla sotto questo aspetto. Alla fine tutto è andato ben con buona collaborazione di tutti».
Invece non è mai mancato l’appoggio del Governo Meloni?
«Mai, come dimostrano le somme investite: 275 milioni per le opere e 75 per l’organizzazione dei Giochi».
Nei 275 milioni rientrano anche spese inizialmente non previste nel masterplan?
«Sì, siamo riusciti persino a risparmiare, assorbendo i maggiori costi dei materiali per complessivi 18 milioni, senza chiedere un euro in più al Governo».
Come ha reagito alle diverse polemiche sorte durante questo lungo periodo?
«Ci sono state testate e giornalisti di Roma e Milano che non hanno perso tempo a dire tante inesattezze. Qualcuno mi ha detto che sono stati sobillati da personaggi locali e ritengo assurdo che si voglia così male al proprio territorio».
Avete usato le leve degli incentivi e delle penalità per chiedere alle aziende di velocizzare i lavori: quanto ci avete rimesso?
«Niente: nessun premio elargito e neppure penali».
Ha un’opera preferita o sono tutte belle?
«Le rispondo come farebbe un genitore con i propri figli: sono tutte belle».
Sottoposto a queste pressioni, ha avuto modo di conoscersi meglio?
«Ho avuto la conferma che resto calmo pure in situazioni particolari. Se ho mantenuto la barra dritta è perché mi sono avvalso di collaboratori eccezionali, che hanno lavorato giorno e notte».
“Sotto ‘U sole” è l’inno giusto dei Giochi?
«Sì, descrive esattamente la nostra terra. E migliore interprete non poteva che essere Mietta, che ringrazio doppiamente perché, per la sua città, ha prestato gratuitamente la voce».
C’è qualcuno a cui deve dire grazie?
«Intanto ai bravissimi collaboratori della struttura commissariale con il loro coordinatore Silvio Scarcelli e ai collaboratori del comitato organizzatore con il direttore generale Carlo Molfetta e il consigliere delegato Bruno Campanile. Naturalmente anche alla mia famiglia, che mi ha supportato in tutto e per tutto».
Ai tarantini e ai pugliesi, cosa vorrebbe dire?
«Di credere nella forza del nostro territorio, perché sono convinto che potremo dare un futuro migliore ai nostri figli».
