Non è passato inosservato alla Presidenza della Regione l’articolo pubblicato, ieri, da L’Edicola sulla rivoluzione in atto nei cieli italiani e sul risiko che, dopo Milano e Torino, potrebbe spingersi fino alla Puglia con l’interesse di «Mundys» per Aeroporti di Puglia. Dal Palazzo del Lungomare arriva una risposta che mette alcuni paletti ma, nello stesso tempo, conferma quanto il dossier sia considerato strategico: «La Regione è consapevole di quello che sta accadendo nel sistema aeroportuale nazionale. In questo sistema la rete pugliese costituisce un asset strategico rilevante, non solo per il traffico passeggeri. Non sorprende l’interesse dei grandi player. Non ci sono per ora strategie regionali che prevedono la vendita».
Parole che raffreddano l’ipotesi di una cessione di quote, senza però chiudere gli scenari industriali che si stanno aprendo. Nel nuovo mosaico, infatti, compare anche Venezia e prende consistenza un asse Roma-Venezia-Puglia che potrebbe diventare uno dei poli più pesanti del sistema aeroportuale nazionale. Il triangolo esiste già attraverso «Aeroporti 2030», l’associazione di cui fanno parte Aeroporti di Roma, di Puglia e il sistema veneziano. Una piattaforma nata per lavorare su sostenibilità, intermodalità, innovazione e digitalizzazione e che potrebbe adesso compiere un salto ulteriore. Sul versante veneto c’è «Save», gestore di Venezia e protagonista di un sistema che comprende anche Verona, Treviso e Brescia, oltre a partecipazioni all’estero.
Per il momento, però, non si dovrebbe andare oltre un rafforzamento della collaborazione. Viene esclusa una fusione societaria, mentre potrebbe prendere corpo una sorta di consorzio o alleanza industriale. Da una parte Adr-Mundys, dall’altra Venezia-Save, insieme ad Aeroporti di Puglia: un gigante che, considerando i sistemi interessati, arriverebbe a gravitare attorno a circa 90 milioni di passeggeri l’anno e potrebbe spaziare dall’aviazione civile al cargo, dall’aerospazio alla protezione civile. Un processo che si inserisce nella riorganizzazione del settore accelerata dal nuovo Piano nazionale degli aeroporti e dalle operazioni già in movimento nel Paese. L’obiettivo è creare poli più grandi, aumentare capacità d’investimento e peso negoziale con compagnie e operatori internazionali. In questa geografia Grottaglie torna inevitabilmente in primo piano. Perché il valore industriale di Aeroporti di Puglia non può essere misurato soltanto attraverso i numeri di Bari e Brindisi. La società, controllata al 99,6 per cento dalla Regione, ha costruito la propria forza proprio sulla rete dei quattro aeroporti: Bari, Brindisi, Foggia e Taranto-Grottaglie, scali con vocazioni differenti ma potenzialmente complementari. Bari corre sul traffico internazionale, Brindisi consolida il ruolo di porta del Salento, Foggia è stata rilanciata anche attraverso il sostegno finanziario regionale.
Grottaglie, invece, resta sospesa tra cargo, aerospazio, spazioporto e una stazione passeggeri nuova di zecca per la quale sono state spese risorse, ma inutilizzata. La questione è tornata d’attualità anche sul fronte della «continuità territoriale», strumento grazie al quale avere l’attenzione dello Stato. Il ministero delle Infrastrutture ha chiarito che la procedura non è stata bocciata, archiviata o abbandonata. L’iter resta aperto e da Roma si attendono dalla Regione ulteriori elementi integrativi necessari per avviare il confronto con la Commissione europea. Su questo fronte Fratelli d’Italia incalza il governo regionale. Il deputato Dario Iaia chiede alla Puglia di trasmettere rapidamente la documentazione e ricorda che, anche senza attendere la conclusione dell’iter sugli Oneri di servizio pubblico, la Regione potrebbe intervenire direttamente per sostenere collegamenti da Taranto, come già avvenuto per il «Gino Lisa» di Foggia.
«Non servono più annunci. Servono scelte», è l’affondo. Il paradosso è evidente: mentre Aeroporti di Puglia diventa abbastanza appetibile da attirare l’attenzione dei grandi player, Taranto deve ancora vedere definita fino in fondo la propria funzione nel sistema regionale. Prima di discutere di consorzi, capitali, quote o governance, la Regione dovrà stabilire al più presto quale rete intende portare al tavolo delle future alleanze. Non soltanto le locomotive Bari e Brindisi, ma anche Foggia e soprattutto Grottaglie. Cargo, aerospazio e spazioporto, voli civili possono trasformare l’Arlotta nel tassello più originale e strategico dell’intero sistema pugliese. Resta però la domanda decisiva: quale Grottaglie la Regione intende portare dentro la nuova geografia degli aeroporti italiani?
